Alessandro Gramegna

batteria

 

– Partiamo dall’inizio…Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?

Non prestissimo, più o meno intorno ai 14/15 anni. Era in atto l’esplosione del Grunge e gruppi come Nirvana, Pearl Jam, Alice In Chains, Soundgarden e compagnia bella mi fecero letteralmente impazzire. Da li la necessità e il richiamo di passare “dall’altra parte”. Non solo semplice ascoltatore e appassionato, ma parte attiva. Non avevo ben chiaro quale strumento volessi suonare, ma volevo a tutti i costi fare parte di una band Rock :) Iniziai a fare qualche esperimento con il basso (mio fratello è bassista), ma il vero colpo di fulmine fu quando sentii la batteria suonare “da vicino”, ricordo ancora il sussulto allo stomaco. Li presi la decisione che avrei suonato la batteria!

– Come è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

Ho preso qualche lezione privata i primi 2 o 3 anni, poi ho continuato fondamentalmente da autodidatta. Ho iniziato fin da subito a suonare in diverse band dove si facevano sia cover che pezzi originali, credo che quella sia la vera palestra. Nel corso degli anni poi ho preso qualche lezione saltuaria e “mirata” ad aspetti che mi interessava approfondire, ma sempre nell’ottica di essere più funzionale per la band. Giunto ad un età più matura ho capito che riuscire a vivere di musica solo con l’aspetto artistico è davvero difficile in Italia, specialmente se come me sei interessato a proporre musica inedita Rock/Alternative. Essendo comunque fermamente intenzionato a “vivere di musica” ho cercato di trovare una strada che mi permettesse di farlo ma senza cadere nella trappola delle tribute band, dei concerti ai matrimoni e via dicendo. Ho quindi deciso di affiancare all’attività artistica anche un aspetto più tecnico e manageriale sullo strumento. Per 8 anni sono stato Product Manager delle V-Drums per Roland South Europe, diventando poi Marketing Manager di Master Music, occupandomi, tra i tanti marchi distribuiti, anche delle batterie Premier, dei piatti e percussioni Meinl e dell’hardware e batterie Dixon. Ora invece lavoro per GEWA, che distribuisce in Europa DW, PDP, LP, Gibraltar e Gretsch, marchi che non hanno bisogno di presentazioni e che sono orgoglioso di poter rappresentare. Sono molto sereno, questa “doppia veste” mi permette di vivere con tranquillità tutto quello che faccio, senza compromessi artistici e rimanendo sempre con un piede nel mondo musicale!

– Parliamo ora delle tue esperienze artistiche, puoi raccontarci le tappe più importanti?

Dopo varie band giovanili senza grandi sbocchi, nel 2006 iniziò la mia avventura con i Kitsch, con i quali riuscimmo a ritagliarci il nostro spazio all’interno del panorama indie-rock italiano di quegli anni. In 8 anni abbiamo realizzato un disco, un EP e qualche singolo con l’etichetta Prismopaco Records di Diego Galeri (batterista dei Timoria) che ci fece anche da produttore artistico (figuratevi la mia emozione nel lavorare con un batterista idolo della mia adolescenza!). Fu una bella esperienza con tante soddisfazioni, come il video di “Poetimprenditori” che vinse il PVI nel 2010, tanti concerti in giro per l’Italia, due anni di apertura agli Ex-CSI al Carroponte, un singolo con passaggio su Radio Deejay, partecipazioni a compilation di livello nazionale, tanti concerti in giro per l’Italia e altro ancora. Ricordo ancora l’emozione di vedere il nostro CD in esposizione sugli scaffali della FNAC di fianco ai mostri sacri del rock! Chiusa quell’esperienza ho avuto una parentesi con i Jellygoat, band rock alternative dal sound molto Seattle anni ’90. Con loro ho registrato l’ EP “Giulia” e fatto il relativo Tour di supporto, togliendomi anche la grande soddisfazione di suonare all’estero, precisamente a Berlino. Ho un ottimo ricordo di quella trasferta, molto “rock on the road” :)

– Attualmente invece in quali progetti sei coinvolto?

Dopo la fine dell’esperienza con i Kitsch (in realtà siamo in pausa a tempo indeterminato) e finito il mio “compito” con i Jellygoat mi ero preso un periodo di pausa per trovare una situazione che davvero sentissi mia al 100%. Ero intenzionato a vivere almeno un anno sabbatico, ma ricevetti davvero tante proposte (sembra che i batteristi siano merce rara!) e per come sono fatto, difficilmente riesco a stare fermo :) Dopo aver vagliato con attenzione tutte le possibilità, ora suono con gli Hazan, band con la quale sono tornato su territori a me più congegnali, quelli dell’indie rock in Italiano, concettualmente il proseguimento di ciò che feci con i Kitsch. Ad Ottobre 2016 è uscito il nostro primo EP “Kaiserpanorama”. Stiamo costruendo delle buone basi grazie all’etichetta Habanero e all’ufficio stampa Doppio Click Promotions che ci seguono in quest’ avventura. Al momento sono anche usciti i video di “Sulla Pelle” “Un altro vizio” e “Kaiserpanorama” e “Visionario”. Quest’ultimo pezzo tra l’altro è stato in rotazione su Radio Capital.

– Passiamo al lato più legato allo strumento… Qual è il tuo ideale di strumento?

Tendenzialmente ho sempre amato kit con pochi pezzi e misure grandi. In passato ho avuto anche casse da 26”. Diciamo il classico kit cassa, rullo, tom e timpano, se proprio vogliamo esagerare 2 timpani. Anche per i piatti sono molto “essenziale”, Hi-Hat, Ride e 2 Crash!

– Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette

Attualmente utilizzo una Premier Genista di colore nero sparkle con una banda rossa centrale, misure Cassa 22”, Tom 12,” Timpano 14” e Timpano 16” con Rullante da 14”. Per quanto riguarda i piatti ho un set Turkish Millennium Hihat da 14”, Ride da 21”, Crash da 19” e crash da 17”. Meccaniche Tama, con pedale Iron Cobra che ormai uso da sempre. Per quanto riguarda le pelli, dopo una vita con le Remo da 2 o 3 anni uso le Evans, le trovo molto più semplici e veloci da accordare e più durature. Per quanto riguarda le bacchette le ho sempre provate un po’ di tutti i marchi, ma sempre rigorosamente 5B!

– Tre momenti fondamentali per il musicista, prove, registrazione in studio e live…Come li affronti?

Diciamo che sono 3 momenti molto diversi tra loro, ma tutti e 3 hanno bisogno di una componente fondamentale per essere vissuti bene e risultare vincenti: calma e divertimento nell’affrontarli. Se nelle prove la cosa viene naturale ed istintiva, durante live e registrazioni tutto cambia perché ci si sente sotto esame. Prima si impara a togliersi di dosso ansie e timori inutili e prima si inizia a “girare” nel modo giusto. Ho visto ottimi musicisti crollare letteralmente in momenti di stress prima di live importanti o durante lunghe sessions di registrazione. Personalmente mi ritengo fortunato perché riesco ad affrontare tutto ciò che è legato alla musica come un gioco, come credo in realtà debba essere. Quando inizio ad andare in paranoia dico a me stesso “ehi stai suonando, cerca di divertirti, pensa se stessi lavorando in miniera!”. E’ ovvio che serve sempre anche tanta esperienza “sul campo”.

– Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, chi sceglieresti? Domanda volutamente difficile!

Caspita davvero difficile solo 3, va beh ci provo. Sicuramente colui dal quale tutto ebbe inizio per quanto riguarda il linguaggio della batteria Rock, e cioè John Bonham. Poi direi Dave Grohl perché ha sicuramente influenzato la mia adolescenza. E poi, sempre di quel periodo, Chad Smith per il suo modo di arricchire il Rock con il linguaggio Funky. Ce ne sarebbero poi ovviamente tantissimi altri!

– E invece 3 dischi?

Difficile anche qui, ma forse un po’ meno, anche per discorsi affettivi. Direi “Ten” dei Pearl Jam, “Nevermind” dei Nirvana e “Blood Sugar Sex Magik” dei Red Hot Chili Peppers. Ricordo che durante il periodo delle superiori ascoltavo questi 3 dischi a rotazione non appena tornavo a casa da scuola!

– In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

 Consiglierei solo ed esclusivamente di fare il percorso che ci si sente di fare. Passione ed entusiasmo sono le parole chiave, andate sempre nella direzione dove vi portano questi due elementi. A quel punto sarete in grado di prendere spunti e consigli da tutti, diffidando da chi propina percorsi “assoluti”.Come in tutte le cose della vita non c’è un giusto o sbagliato, ognuno ha il suo istinto, le sue peculiarità, ed è solo seguendo quelle che si può arrivare ad esprimersi in maniera naturale e convincente . State lontano da chi ad esempio dice che “bisogna per forza studiare 10 ore al giorno” o, al contrario, “E’ meglio essere autodidatta”. Credo poi sia importante essere “open minded” e cercare di valutare tutti i punti di vista, ma poi bisogna ascoltare noi stessi e fare il percorso che più ci convince ed appartiene. Si può diventare mostri di tecnica, insegnare e diventare turnisti come si può dire la propria suonando in una band punk rock “marcia”, sono facce diverse della stessa medaglia, è sempre musica!

– Quali sono i tuoi progetti futuri?

Al momento mi trovo molto bene negli Hazan, stiamo raccogliendo ottimi consensi e si stanno delineando delle belle situazioni. Inoltre stiamo già pensando al seguito di “Kaiserpanorama”, abbiamo in mano dei pezzi nuovi e stiamo lavorando insieme al produttore Pietro Foresti. Per il resto ho sempre le orecchie dritte per capire se ci sono progetti interessanti in giro. E poi c’è sempre il discorso Kitsch in sospeso…Stiamo rimettendo in piedi il vecchio repertorio per qualche Live, vedremo se poi da questo nascerà la motivazione per scrivere pezzi nuovi.

– Ultima domanda, come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

La batteria, intesa come produrre suoni attraverso qualcosa da percuotere, è stata forse il primo modo di fare musica dell’uomo. Come tale continuerà ad esserci sempre, quasi come un bisogno atavico e primordiale. C’è chi guarda all’elettronica come nuovo mezzo di espressione, chi invece torna al vintage. L’ultima tendenza poi è la fusione di questi due elementi, creando kit ibridi. Non saprei proprio dire quale sarà la direzione, ma di sicuro il ritmo sarà sempre parte integrante dell’essere umano!

 

 

 

 

 

 

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