Fabio Pansini

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– Partiamo dall’inizio…Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?

E’ stato un processo naturale, sin da piccolo ho sempre ascoltato musica e capitava spesso di unire varie percussioni, tipo dei bonghetti cubani di mio padre, e mi divertito percuoterle a mo’ di batteria con dei pennarelli. Poi, all’età di 13 anni, è arrivata la prima batteria!

– Come è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

Per i primi due anni ho “studiato” da solo, suonavo spesso sui dischi dei gruppi che più amavo all’ epoca, soprattutto AC/DC, Black Sabbath e Metallica. In più ho avuto la fortuna di condividere questa grande passione con mio fratello chitarrista con cui abbiamo fatto una grande gavetta tirando giù e suonando assieme i pezzi di svariate bands. Poi, tramite un annuncio pubblicato sulla rivista Metal Shock, abbiamo trovato gli elementi con cui formare la prima band! Lo studio vero e proprio dello strumento è iniziato qualche anno più tardi con il mio primo insegnate, Nicola Rossetti, che mi ha introdotto nel mondo della didattica. Terminati gli studi con Nicola son passato sotto la guida di Walter Calloni, grandissimo batterista e didatta che non ha certo bisogno di presentazioni e con il quale oggi ho il piacere di collaborare presso la Music Factory Academy di Bovisio Masciago. Un altro grande batterista nonché amico che è stato e lo è tutt’ora un mentore per quanto riguarda lo strumento è Giovanni Giorgi. Attualmente ho ripreso gli studi con Alfredo Golino.

 – Parliamo ora delle tue esperienze artistiche, puoi raccontarci le tappe più importanti?

A livello formativo una delle esperienze più importanti è stata quella di fare una tournée nei teatri italiani con un progetto che si chiamava “Opus” dove veniva musicato in tempo reale un film muto degli anni venti. Fra i vari elementi la formazione comprendeva Giancarlo Schiaffini, trombonista che ha collaborato con Ennio Morricone e Fabrizio De Andrè, e Guido Mazzon, grande trombettista del periodo free jazz in Italia. All’epoca ero giovanissimo, avevo 19 anni, e rapportarmi con musicisti di quel calibro mi ha arricchito molto. Poco dopo ho avuto l’occasione di suonare con Marco Castoldi, in arte Morgan. Anche quella fu una bella esperienza. Tramite la scuola dove lavoro ho avuto poi l’opportunità di accompagnare Paul Gilbert e Robben Ford, due grandi chitarristi di levatura mondiale, esperienza tanto emozionante quanto utile. Poi ci sono sicuramente le varie bands con cui ho suonato, in primis i Seed’n’Feed con i quali ho inciso diversi album in studio e fatto centinaia di concerti in giro per l’Europa.

-Attualmente invece in quali progetti sei coinvolto?

Terminato da poco il percorso con i Fratelli Calafuria, in questo momento sto suonando con Lorenzo Dinelli & the Snf ensemble, progetto nato dalle ceneri dei Seed’n’Feed e sono sempre super impegnato con la didattica, cosa che mi appassiona moltissimo.

– Passiamo al lato più legato allo strumento… Qual è il tuo ideale di strumento?

Non ho mai amato batterie con mille elementi, diciamo che il set con cui mi trovo più a mio agio è quello classico: cassa, rullante, tom ( all’occorrenza anche il secondo tom ) e timpano.

– Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette

Dipende dalle situazioni, principalmente uso una Drum Sound Equalized con cui mi trovo molto bene, ma capita spesso di usare anche la Yamaha 9000. Per le situazioni più acustiche ho una Tamburo con cassa da 18”. Per quanto riguarda i piatti sono endorser Ufip, ed anche in questo caso dipende sempre dalle situazioni in cui suono. Le bacchette invece sono le bellissime Mr.Drum costruite da Tiziano Dugnani.

– Tre momenti fondamentali per il musicista, prove, registrazione in studio e live. Come li affronti?

Per quanto riguarda le prove, visto lo scarso tempo a disposizione, cerco sempre di ottimizzare il lavoro arrivando il più preparato possibile in modo da potermi focalizzare sul sound della band e non sull’ imparare le strutture etc. Chiaramente questa regola vale ancora di più per le situazioni in sala di incisone. Cerco sempre di arrivare con le idee chiare sul da farsi. Il live è un’altra dimensione, anche in questo caso dipende dalle situazioni. Lo scopo è quello di divertirsi, ma soprattutto cercare di far divertire chi è venuto a sentirti, ed è necessario mantenere sempre un buon livello di concentrazione per cercare di suonare il meglio possibile.

– Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, chi sceglieresti? Domanda volutamente difficile !

I batteristi che nonostante le mode del momento non mi stanco mai di seguire e ti tenere come punti di riferimento sono in primis Steve Gadd, poi Vinnie Colaiuta, mentre per quanto riguarda il jazz il batterista che mi ha trasmesso di più forse per il suo approccio “rock” verso lo strumento è sicuramente Tony Williams.

– E invece 3 dischi?

Trovo questa domanda ancora più difficile! Parlando di batteria un disco che ho ascoltato tanto è “Spectrum” di Billy Cobham, per quanto riguarda il jazz direi “Four&More” di Miles Davis, e invece un disco “rock” che ho amato e amo tutt’ora è “Blood Sugar Sex Magic” dei Red Hot Chili Peppers, ma anche qui la lista sarebbe infinita.

– In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

Di trovarsi un buon insegnante e dedicarsi allo studio dello strumento seriamente da subito. Le basi sono importantissime!

– Quali sono i tuoi progetti futuri?

In questo momento sto iniziando a suonare nel nuovo progetto rock di Julius Loglio ex chitarrista degli Extrema, nonché grande sassofonista jazz, poi avrò il piacere di accompagnare per delle date promozionali del suo nuovo disco il bravissimo pianista Gabriele Bulfon. Inoltre c’è in programma la realizzazione di un disco con brani originali insieme al chitarrista Mattia Gerardini, con cui suono ormai da molti anni.

– Ultima domanda, come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

Non saprei , è uno strumento in continua evoluzione… Al momento ci sono batteristi con uno stile innovativo come Chris Dave e Mark Guiliana, qualche anno fa c’era Kieith Carlock e altri poi i batteristi gospel etc… Sono curioso di vedere cosa salterà fuori!

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