Mauro Gambardella

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– Partiamo dall’inizio…Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?

Ho cominciato gli studi classici di pianoforte all’età di 8 anni. Al tempo devo ammettere che non ne andavo matto ma ora apprezzo la fortuna che ho avuto di imparare a leggere uno spartito e coltivare l’orecchio musicale fin da giovane età. A 16 anni ho conosciuto il punk rock e sono passato da autodidatta dapprima alla chitarra elettrica e poi alla batteria.. ed è stato amore a prima vista. E’ capitato per caso: il batterista della mia band non si era presentato e io l’ho sostituito per scherzo, lì ho capito che la batteria era lo strumento che più mi completava

– Come è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

Dopo i primi anni da autodidatta ero giunto al limite delle mie possibilità. Avevo bisogno di una guida per migliorarmi e l’ho trovata in Teo Marchese: uno dei migliori batteristi ed insegnanti d’Italia, davvero! Con lui è stato un percorso durato diversi anni in cui si sono gettate le basi non solo tecniche ma anche mentali ed emotive per affrontare una carriera musicale.

Parliamo ora delle tue esperienze artistiche, puoi raccontarci le tappe più importanti?

La prima vera esperienza lavorativa è stata con il cantautore svizzero Geroge Merk. George è figlio d’arte di Teddy Reno e Rita Pavone, nonché un artista di innegabile talento. Con lui ho registrato un EP ed un album nel 2009, ho avuto l’occasione di esibirmi in programmi nazionali sulla Rai e sulle reti svizzere nonché di seguire George in un paio di tour all’estero. Terminata quella esperienza è cominciata quella con The R’s, indie-rock da Brescia. Con gli R’s ho realizzato il sogno di suonare negli States per ben due tour: la band era infatti sotto contratto con l’etichetta del gruppo editoriale National Geografic, la Nat Geo Music. Sono stati anni fantastici, abbiamo suonato all’estero, registrato grande musica ed io ho imparato davvero molto sul mondo della discografia. Quando la band si è tramutata nel progetto Paletti ho seguito Pietro per un altro anno fino all’uscita del primo album della mia band: Gambardellas. E’ stato nel 2013 e da allora non ci siamo più fermati.

– Attualmente invece in quali progetti sei coinvolto?

I Gambadellas sono la mia priorità: in questa band sono il batterista ma anche il cantante principale! Negli ultimi 3 anni abbiamo suonato per più di 100 date tra Italia ed Europa condividendo il palco con tante band fantastiche (Juliette and the Licks, la line up del Woodstock Poland Festival, BudSpencerBlues Explosion, Linea77, Ministri e tanti altri). Mi dedico poi alla registrazione e produzione in studio. In questo periodo ho l’occasione di lavorare con due strutture fantastiche: gli “UpStudios” di Pavia e il “Musica per il Cervello” di Caravaggio (BG). Consiglio a tutti di informarsi su questi due studi perché sono gestiti da ragazzi veramente in gamba e altamente professionali.

– Passiamo al lato più legato allo strumento… Qual è il tuo ideale di strumento?

Fat and punchy! Dal vivo cerco sempre un sound scuro senza troppe risonanze: aiuta il fonico a tirar fuori dall’impianto un sound con attacco e potenza. In studio invece le risonanze sono indispensabili per avere maggiore profondità e presenza, soprattutto dopo le sezioni di mix. Tendo ad accordare la batteria leggermente diversa a seconda delle situazioni.

– Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette

Sono endorser dei piatti Diril.. e sono felice di esserlo! Sono piatti fenomenali con un sound unico, migliorano davvero il suono complessivo dello strumento. Batteria Ludwig: un classico sempre unico nel suo genere. Bacchette Vater: a mio modo di vedere le più resistenti sul mercato. Per quanto riguarda le pelli sono sempre stato un “tipo da Remo” ma devo ammettere che ultimamente sto usando sul rullante la pelle Evans Hybrid: è davvero super resistente ed ha un sound scuro che adoro.

– Tre momenti fondamentali per il musicista, prove, registrazione in studio e live..Come li affronti?

Josh Freese per la versatilità, Dave Grohl per la potenza ed il sound e Steve Jordan per il groove e la semplicità.Tanta preparazione a casa. Il primo passo è sempre quello dell’ascolto dei brani: non è una cosa scontata, molto spesso si sottovaluta questo passaggio e si tende ad ascoltare superficialmente il materiale audio. Dopo un ascolto attento si passa a creare delle note scritte per ogni brano: struttura, piccole charts per groove e passaggi particolari e qualche riferimento musicale per ricordare immediatamente il mood della canzone. Infine si passa al suonato: quante più ore possibili.

– Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, chi sceglieresti? Domanda volutamente difficile !

Josh Freese per la versatilità, Dave Grohl per la potenza ed il sound e Steve Jordan per il groove e la semplicità.

– E invece 3 dischi?

Difficile perché è una classifica in continuo divenire. Ora come ora ti potrei dire: Nin “The Fragile”, Qotsa “Song for the deaf”, The Dead Weather “Sea of Cowards”.

In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

Se si vuole cominciare a suonare la batteria per puro divertimento il mio consiglio è: cosa state aspettando? 🙂 Sono convinto che chiunque possa farlo. Diverso il discorso se si vuole intraprendere una carriera professionale. In questo caso credo che le doti principali di cui equipaggiarsi siano: costanza e autodisciplina. Il talento e le capacità tecniche devono sicuramente fare parte del bagaglio di un musicista professionista ma senza un costante lavoro su se stessi e una mentalità positiva è dura sopravvivere all’interno del mercato musicale, soprattutto in questi ultimi tempi. Rimanete focalizzati sul vostro obbiettivo, mantenete un atteggiamento positivo e, per favore, smettiamo di parlare male alle spalle della gente: non fa bene in primo luogo a noi stessi.

– Quali sono i tuoi progetti futuri?

Con i Gambardellas abbiamo da poco concluso le registrazioni del nuovo album. Siamo contentissimi del risultato: il disco suona alla grande e credo davvero che abbiamo scritto i migliori brani della nostra vita. Stiamo lavorando nelle retrovie per cercare di farlo uscire nel miglior modo. Conto poi di integrare le sessions in studio con alcune produzioni seguite da me in prima persona. Insieme a Glenda Frassi (anche lei con me nei Gambardellas) abbiamo aperto una casa di produzione discografica: la FuzzWave Productions. Abbiamo già qualche disco in cantiere e siamo sicuri che otterremo dei bei risultati.

– Ultima domanda, come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

Il ritmo è e sarà sempre alla base delle produzioni discografiche. Sempre più spesso si preferisce utilizzare una batteria elettronica piuttosto che un batterista in carne ed ossa e posso capire i motivi: abbattimento dei costi, abbattimento delle tempistiche di lavoro e seguire la moda del momento. Ciò nonostante l’apporto che un essere umano può dare alla composizione e registrazione di qualunque tipo di musica è unico e irripetibile: é per questo che credo che ci sarà sempre bisogno di noi batteristi in futuro.

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