Fabio Cau

cau

– Partiamo dall’inizio…Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?

Facciamo così: mi ricordo le urla di mia madre dalla cucina, mentre io in cameretta tamburellavo su qualsiasi superficie mi capitasse davanti 🙂 Sono sempre stato attratto dal ritmo, ma ho iniziato il mio percorso relativamente tardi, quando a 17 anni ho comprato la mia prima batteria per suonare con il gruppo messo su con i compagni di liceo, il tutto ovviamente di nascosto dai miei genitori. Quella per la batteria è, e resterà sempre, la mia passione più grande.

– Come è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

Ho militato in diverse band dell’hinterland cagliaritano, spaziando dal rock al thrash metal passando per il progressive.Per esigenze lavorative mi sono poi trasferito a Milano, dove ho continuato a suonare soprattutto metal, fintanto che non ho realizzato che fosse il momento di andare oltre, superare i miei limiti da autodidatta: per questo ho iniziato a studiare presso l’Accademia della Musica Moderna di Franco Rossi, dove ho conosciuto tre insegnanti splendidi, Luca Turolla, Alessandro Bissa e Filippo Berlini. Successivamente ho seguito Alessandro nella sua scuola di Ghedi, l’associazione culturale “Quinto Grado”. Cito e ringrazio anche Raphael Saini, con cui ho studiato l’impostazione per il doppio pedale, anche se per poche lezioni individuali.

– Parliamo ora delle tue esperienze artistiche, puoi raccontarci le tappe più importanti?

La prima esperienza di registrazione, finalizzata con la pubblicazione del CD, The Inhuman Use of Human Beings, è stata una grandissima soddisfazione! E’ uscito nel 2012, con la band milanese This Broken Machine, ed è seguito da una serie di concerti e parecchie recensioni, tra l’altro anche per la rivista Metal Hammer. La seconda grande soddisfazione è di Gennaio 2016, quando è uscito l’EP omonimo degli Infrared, seguito anche in questo caso da parecchi concerti, tantissime recensioni (RockRebel, SpazioRock, Metallized, ecc.) e interviste in radio (Rock’n’Roll Radio, Radio Lombardia, ecc.) Le soddisfazioni più grandi comunque sono arrivate recentemente: la partecipazione al “Rock in Park” del Legend Club, durante la quale ho suonato in apertura agli Antimatter e soprattutto il recentissimo concerto al Fabrique di Milano, dove ho suonato di spalla ai Jane’s Addiction.

– Attualmente invece in quali progetti sei coinvolto?

Come accennato prima, da circa un anno suono con gli Infrared, band che propone pezzi propri alternative rock con influenze che spaziano dal rock, al funky, al grunge; abbiamo tantissime idee che bollono in pentola, vorremmo arrivare alla pubblicazione di un full length ma prima vorremmo valorizzare al massimo le potenzialità espresse sul nostro EP; per questo siamo alla ricerca di un’agenzia per il booking e speriamo di concludere al più presto con un contratto esclusivo.

– Passiamo al lato più legato allo strumento… Qual è il tuo ideale di strumento?

Sono parecchio “sborone” da questo punto di vista, mi piacciono tantissimo i set “grossi”, doppia cassa, 3 tom e 2 timpani, e piatti, tantissimi piatti, visto che sono le uniche note di colore che noi batteristi possiamo aggiungere ai brani che suoniamo. Sono più per il legno che per l’acrilico o il metallo: a parte i rullanti, che adoro in alluminio, il resto del mio set ideale è in mogano, o bubinga.

– Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette

Attualmente uso una batteria Mapex MBirch, tom da 10” e 12” e tom sospesi da 14” e 16”, cassa da 22”; suono un rullante in alluminio da 14” Sensitone della Pearl. Adoro i piatti Zildjian (ho un dark crash da 17” e un ride A series da 21”) e Sabian (Hi-Hat da 14” AA Stage, un crash da 16” Signature, un crash da 18” X-Plosion e un china da 17” AA). Uso pelli Remo Powerstoke 3 per cassa e rullante, Emperor trasparenti per i tom. Ho un bel mix di hardware: doppio pedale Tama Speed Cobra, aste piatti Mapex, Pearl e Yamaha, supporto Hi-Hat DrumCraft.

– Tre momenti fondamentali per il musicista, prove, registrazione in studio e live..Come li affronti?

Prove: prima di tutto, occorre arrivare preparati alle prove, per rispetto nei miei confronti e nei confronti di chi suona con me. In passato è stato argomento di parecchie discussioni con gli altri musicisti, è una cosa su cui ormai non transigo. Ciò non toglie che poi in sala prove sparo delle cazzate micidiali, spesso e volentieri torno a casa e lacrimo ancora pensando alle fesserie che sono state dette. Registrazione in studio: è sempre alienante, ore di massima concentrazione in sale chiuse, anzi sigillate, ore snervanti… cerco di essere il più preciso possibile, anche se, non è mai facile, soprattutto dopo 5 o 6 ore di clausura; bisogna misurare ogni movimento, e più si studia e si arriva preparati meglio è (ok, ho scoperto l’acqua calda). Live: occorre arrivare preparati (l’ho già scritto?) in modo da poter rendere al meglio, senza mai arrivare a suonare al limite delle proprie capacità, se no si rischia la figuraccia; ho imparato quanto sia importante sentirsi e soprattutto sentire gli altri componenti della band, suonare a memoria è il peggiore degli incubi. Detto ciò, durante i live cerco sempre di dare tutto, a volte anche strafacendo, non sarei io se mi limitassi sempre!

– Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, chi sceglieresti? Domanda volutamente difficile!

Domanda impossibile, non difficile! So che qualcuno storcerà il naso, ma Mike Portnoy è stato decisamente seminale per me. Gli altri due nomi li sparo a bruciapelo: Nick Menza e John Bonham. Vorrei però menzionare almeno Johan Langell dei Pain of Salvation e Mark Zonder dei Fates Warning, batteristi geniali e dal drumming unico a mio parere.

– E invece 3 dischi?

Domanda ancora più difficile. Images and Words dei Dream Theater, Rust in Peace dei Megadeth e Remedy Lane dei Pain of Salvation.

– In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

Il mio primo consiglio è più per i genitori: fate suonare uno strumento ai vostri figli, non limitateli se mostrano interesse per la musica! In generale consiglio di imparare subito ad ascoltare, prendere esempio dai grandi batteristi e, anche senza lo strumento a portata di mano, iniziare mentalmente a imparare i pezzi che si vogliono suonare, questo porterà chiunque ad assomigliare ad una scimmia in preda a crisi isteriche, ma è fondamentale per visualizzare i movimenti. E’ altresì importante iniziare subito a studiare, trovare un buon insegnante che dia l’impostazione e sappia valorizzare il proprio talento, e dedicarsi tantissimo allo strumento, non ci si deve arrendere mai, ma cercare di superare i propri limiti e puntare sempre in alto!

– Quali sono i tuoi progetti futuri?

Al momento sono impegnato al 100% al progetto con gli Infrared; in un futuro prossimo venturo vorrei trovare il tempo per rimettermi a studiare e poi chi lo sa, sono sempre pronto ad affrontare nuove sfide! Non vedo il mio futuro senza la musica.

– Ultima domanda, come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

La batteria è lo strumento acustico più giovane, è in continua evoluzione sia tecnica che espressiva; nel futuro vedo tanta elettronica a supporto dei batteristi, stiamo a vedere cosa si inventeranno per farci spendere i nostri soldi!  Grazie ad Internet ci sono molti più fenomeni in giro: oggi è decisamente più facile vedere cosa fanno i grandi, e di conseguenza è (relativamente) più facile iniziare ad approcciare lo strumento, vediamo quanto si alzerà ancora il livello medio dei batteristi!

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