Bob Criaco

Criaco

– Partiamo dall’inizio…Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?

Nasce intorno ai 6/7 anni, con la musica che ascoltavo insieme a mio fratello maggiore (principalmente Queen), ma si sviluppa grazie ad Mtv. Qualsiasi band e stile di musica ascoltassi in quel periodo stimolava in me questo forte bisogno di “imitare” i musicisti che vedevo, a partire dal cantante per arrivare appunto al batterista. Cominciai inconsciamente a volere a tutti i costi imparare a suonare le stesse ritmiche della batteria, studiarne i suoni e le melodie che nascevano dallo strumento ad ogni singolo tocco e questo passaggio iniziale é stato fondamentale prima di sedermi dietro ad una vera batteria.

– Come è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

Ho cominciato da autodidatta, l’ascolto, come ho detto prima, mi ha aiutato molto. Il periodo iniziale delle cover è stato essenziale e credo lo debba essere per tutti i neo musicisti. Ascoltare tanto per poi prendere la propria strada e definire la propria identità.  Fortunatamente in seguito mi è stata data la possibilità di iscrivermi ad una scuola che ha indubbiamente raddrizzato i difetti che mi portavo dietro da anni, oltre ad avermi dato una base pratica e teorica.

– Parliamo ora delle tue esperienze artistiche, puoi raccontarci le tappe più importanti?

I primi anni sono stati praticamente solo di gavetta. Le prime demo e le prime registrazioni in multitraccia sono stati l’inizio, permettendo, per la prima volta, un ascolto da “fuori” e dai quali si incominciavano a capire gli errori, i pregi ed i difetti. Il mio primo vero gruppo in cui ho suonato sono stati i Goldenheight, mi ci son trovato praticamente quasi per caso! Poiché mi hanno chiamato in sostituzione di un altro batterista. Ho bellissimi ricordi di quel periodo punk hardcore, dove suonavo con totale spensieratezza e divertimento, ma, allo stesso tempo, consapevolezza e voglia di migliorare. Dopo un paio di demo con loro arrivó un nuovo progetto hard rock chiamato Naked Dolls. Qui la storia era un po più interessante ed elaborata. Volevamo scrivere brani più ricchi e sperimentali rispetto ai soliti standard. Quel periodo fu fondamentale, da lì il mio stile cominció a definirsi sempre più. Altro periodo molto importante per la mia crescita pratica sullo strumento, anche per via del cambio di genere, è stato con i Frankie’s Cake, band pop rock caratterizzata da influenze varie tra i componenti. Nel frattempo, la scuola che frequentavo (N.A.M. di Milano) organizzó un master con il bassista Faso degli EELST, in cui è stato possibile anche suonare assieme. Aver suonato un groove in 3/4 con lui ha lasciato in me un bellissimo ricordo ed è un emozione unica per un musicista.  È stata una crescita continua che mi ha permesso di entrare a fare parte dei Never Trust, band in cui suono tuttora.

– Attualmente invece in quali progetti sei coinvolto?

Da oltre due anni sono concentrato sui Never Trust, una rock band con frontwoman, in cui tutti i componenti mettono cuore, sudore ed anima e che, di conseguenza, richiede tempo, determinazione ed entusiasmo. Ma la passione è il motore costante che fa girare il tutto. Abbiamo inciso quello che è il mio primo lavoro serio e professionale: “The Line” (etichetta VREC). Siamo nel pieno della sua promozione essendo uscito da poco e dal quale abbiamo estratto come primo singolo “Turmoil”. Portare live il nostro lavoro è emozionante e ci ha permesso di condividere il palco con artisti che hanno fatto la storia, come Gilby Clarke ed L.A. Guns. Siamo appena tornati da un mini tour che ha toccato Germania, per la seconda volta, ed Olanda. Tra i vari impegni stiamo affrontando varie interviste radiofoniche ed a breve uscirà il nostro secondo video.

– Passiamo al lato più legato allo strumento… Qual è il tuo ideale di strumento?

Ho passato la maggior parte degli anni ad esser schiavo dei due tom, credendo che con uno solo non sarei mai riuscito a suonare. Da quando ho cominciato con i Never Trust ho deciso di togliere il secondo ed ho scoperto quanta libertà e fantasia offra questo setup. Ovviamente dipende anche dal genere e dal linguaggio che si vuole ottenere e trasmettere, ma credo che questo sia il mio set ideale: rullo-tom-timpano.  Per quanto riguarda i piatti, uso 3 crash più il charlie. Da un anno ho tolto il ride, dal momento che lo usavo solo per accenti più che per groove, anche qui per un discorso di stile e linguaggio.

– Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette

Diciamo che sono ancora in cerca della mia batteria ideale. Per ora ho provato solo Mapex, ma desidero sperimentarne altre. Piatti: sono affezionato da anni ad Ufip, hanno un suono potente e giusto per me, attualmente ho un set Ufip Rough Series con tre crash 17″ 16″ 15″ ed il charlie da 14″ con hardware Tama. Il pedale che uso attualmente è un singolo Pdp, è il pezzo storico del mio kit, un regalo di una decina di anni fa. Per le pelli stesso discorso della batteria, non ho ancora trovato quelle “perfetta” (sopratutto per il rullo), ma credo che mi soffermerò per un po sulle Remo Pinstripe. Mentre uso sempre bacchette 5b – indipendentemente dal marchio – per prove e live, e Vic Firth Carmine Appice signature per l’allenamento.

– Tre momenti fondamentali per il musicista, prove, registrazione in studio e live..Come li affronti?

Le prove sono il momento più importante per una band, è lì che si forma e si definisce, con costanza e metodo, il suono principale – rigorosamente a click (tranne che per qualche cover) – che caratterizza ognuno di noi. In realtà le prove si differenziano in base allo show che si deve affrontare. Il grosso del lavoro in studio viene fatto prima. Il segreto sta tutto nella preparazione, voglio arrivare al giorno delle registrazioni con una minima, se non addirittura inesistente, possibilità di errori in modo da guadagnare tempo prezioso che inevitabilmente necessiterà nelle fasi successive (riascolto, mixaggio, masterizzazione, grafiche, stampa, merch e chi più ne ha più ne metta!). Nei live ho imparato un po di cose, anche a mie spese! La prima è che c’è quasi sempre un imprevisto, di qualsiasi tipo e natura, può riguardare te o qualche tuo compagno, l’impianto della location, ecc. Quindi occhi – ed orecchie – sempre spalancati. Per non parlare dell’adrenalina e le varie emozioni che si vivono sul palco, possono giocare brutti scherzi, però fa tutto parte della vita del musicista. Il bello è anche questo!

– Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, chi sceglieresti? Domanda volutamente difficile !

Il primo nome è indubbiamente John Bonham. Studiare per riproporre i brani dei Led Zeppelin, alle mie prime esperienze, mi ha lasciato veramente tanto, sia come intenzione che come composizione.  Il secondo che mi ha davvero sconvolto è stato Abe Cunnigum, il suo stile è uno dei miei preferiti, forse anche per il genere che è decisamente quello che amo. Come terzo (qui però andiamo su un altro pianeta) dico Dave Weckl.

– E invece 3 dischi?

Amo i Pantera e lo stile di Vinnie Paul, uno dei loro album che adoro è “The Great Souther Trendkill”, ma batteristicamente credo di preferire “Far Beyond Driven”, nonostante la premessa la scelta ricade su quest’ultimo. Mechanical Animals è in assoluto il mio album preferito di sempre. Come terzo ci trasferiamo sempre su un altro mondo “Extraction” con Dennis Chambers. Album strumentale pazzesco.

– In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

Dipende dalle intenzioni e dall’obbiettivo che si ci si è prefissati. Fondamentale è la parte di ascolto, tonnellate di ascolto, sia che si voglia cominciare come autodidatta sia che si scelga di intraprendere un percorso di studio. Cercare di riprodurre il più simile possibile ciò che si vuole suonare è altrettanto importante quando ci si approccia allo strumento.  Il mio consiglio è, vista anche la mia esperienza personale, di iniziare a studiare il prima possibile ed esercitarsi con costanza. Poi il resto vien da se. L’importante è farlo sempre con passione e divertimento.

– Quali sono i tuoi progetti futuri?

Suonare su palchi e situazioni sempre più importanti ed arrivare alle orecchie di più persone possibili.Mi piacerebbe poter insegnare un giorno, anche se so che è molto più difficile.

– Ultima domanda, come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

La batteria si è evoluta tantissimo sopratutto negli ultimi 10 anni, credo però che si sia un po’ “appiattita” a livello di suono e questo mi spiace. Resta il fatto che sarà sempre un simbolo importantissimo ed essenziale nella musica rock quindi… la vedo com’è sempre stata: immortale.

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