Lou Capozzi

Capozzi– Partiamo dall’inizio…Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?

Non ho memoria del momento esatto in cui ho deciso di volerla suonare. Però mi ricordo alcuni episodi. – 15 anni. Il suono in lontananza di un mio amico che si esercita nel suo garage. Mia mamma che mi dice: “Potresti suonare il sassofono…”. Io che le indico fuori dalla finestra il punto da cui arriva quel groove e dico: “E la batteria, invece?” (Madre con gocciolona di sudore sulla fronte). – 3° liceo. Due compagni di classe che suonano la chitarra. Quello più avanti dice: “Facciamo un gruppo. Ho già il cantante. Noi chitarre, tu basso, tu batteria”. Indica me. “Mamma, ho già il gruppo. Me la compri?”. (Suonavo in casa. Mia madre oggi ha l’aureola.)

– Come è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

Appena prese in mano le bacchette sono andato a lezione. Dopo la terza lezione di tecnica sul pad senza neanche sedersi alla batteria ho cambiato maestro. Volevo suonare, e studiare il giusto per poterlo fare “bene”. Col secondo maestro è andata meglio. Mezza lezione tecnica, mezza a suonare canzoni. Circa un anno di lezioni, finchè non ho cominciato a sentirmi abbastanza sicuro, e poi basta. Da piccolo ero un secchione, ma poi sono guarito. Non sono mai stato interessato a sviluppare la tecnica, l’ho sempre vista come un mezzo e, finchè non mi sono sentito limitato dal mio scarso impegno nello studio (non nell’esercitarmi), non vedevo un motivo per proseguire. Però quel momento prima o poi arriva per tutti, quindi dopo una decina d’anni ho ricominciato. Sono finito sotto le grinfie di Giorgio Zanier che mi ha letteralmente ribaltato. Cambiata l’impostazione delle mani e cambiato il modo di sentire il tempo. Anche con lui sono durato un anno, ma i suoi esercizi sono un porto sicuro dove riapprodo ogni volta che comincio a sentirmi arrugginito.

– Parliamo ora delle tue esperienze artistiche, puoi raccontarci le tappe più importanti?

Ci tengo a precisare che il mio sangue brianzolo non mi ha mai concesso di chiamarmi “artista”, al massimo “artigiano della musica”. Comunque sono due le tappe che mi hanno segnato. La prima è stata decidere che non avrei più suonato per amicizia, ma per suonare. Punto. In quel periodo abbandonai i miei gruppi adolescenziali e mi buttai nella mischia.  Oggi posso serenamente definirlo un periodo buio, vagamente depresso, in cui mi sono ritrovato a suonare in situazioni che adesso mi lasciano un brivido lungo la schiena (vedi coverband). A furia di cercare mi sono imbattuto in due musicisti che ancora oggi tengo nel taschino tipo santini-salvatori: Alberto Motta e Claudio Sala. Vi basti sapere che sono stati fondamentali per la mia vita musicale. La seconda tappa è stata lo schiudersi del terzo occhio del rock’n’roll sulla mia fronte. Milano. Rainbow club. Non chiedetemi la data. Concerto dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Noi (Vanillina) in apertura. Prima di quel concerto ero, nella vita e nella musica, molto impostato e rigido. Astemio e non fumatore. I miei amici all’epoca mi perculavano perché bevevo sempre e solo succo alla pera.  Non avevo ancora capito nel profondo perché volevo suonare. Ma quella sera sono esploso. Il Rainbow era il tempio che mi ha svezzato alla vita notturna. Davide Lasala mi faceva una testa quadra sul lasciarmi andare e menare sul serio. Insomma, a un certo punto è successo. Mi sono ritrovato in un altro posto, un limbo senza pensieri nè controllo, un dolce oblio fatto di violenza ma anche di scioltezza, e ho capito perché suonavo. La musica, come il sesso, non è qualcosa da fare, ma un posto dove andare, dove essere sé stessi, senza freni, paranoie, problemi o confini. Mi ricordo l’esatto momento e mi emoziono ancora. Ora meno “come un unno in anfetamina” (cit. Barnaba Ponchielli), fumo come un turco e mi sbronzo, ma si sa, tutto ha un prezzo.

– Attualmente invece in quali progetti sei coinvolto?

Fino a un anno fa ero il batterista “virtuale” di parecchi progetti in stand-by (Vanillina, Kama, Alberto Motta, RESET!), ma ora sono totalmente assorbito dai Giorgieness.

– Passiamo al lato più legato allo strumento… Qual è il tuo ideale di strumento?

Non sono uno che si fa troppe fisime. La batteria è uno strumento sincero e l’esperienza mi ha insegnato che un buon batterista riesce a far suonare anche uno strumento mediocre. Detto questo per me è importante che riesca sempre a veicolare e trasmettere l’energia con cui la suono, quindi tendenzialmente preferisco misure abbondanti. Meglio un set essenziale, cassa tom timpano, per cercare di essere espressivi ma con semplicità. L’unica vera preferenza è sul rullante, profondo, fermo e rigorosamente in metallo, perché voglio che abbia un timbro diverso dal resto del set.

– Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette

Le Soprano Pro Birch 24’ (PowerStroke 3 trasparente) 14’ 18’ (PinStripe sabbiate) Rullante Yamaha Ottone 14×7 (anche se il MIO rullante era un Sonor Designer FerroManganese 14×5 che mi hanno rubato anni fa. Fuori produzione . Approposito, qualcuno l’ha visto?) HiHat Zildjian 14’ (non ricordo il modello) Paiste GiantBeat 20’ 24’ Bacchette LOU CAPOZZI (ovvero delle Terry Bozzio alleggerite fatte su misura) Pedale DW5000 catena singola

– Tre momenti fondamentali per il musicista, prove, registrazione in studio e live..Come li affronti?

Mi sono sempre sentito un animale da palco, quindi il live è al centro del mio modo di vivere la musica. Non credo nelle prove. Le tollero il giusto. Meglio un po’ di esercizio individuale, magari ogni tanto una rinfrescatina alla scaletta e poi via, perché è sul palco, col pubblico davanti, che capisci cosa funziona e cosa no, che crei la vera chimica tra i musicisti (e il pubblico). Le prove sono mera esecuzione, chiusi in un buco, e credo di non esser mai riuscito a suonare veramente in saletta. Invece nella fase creativa, di produzione e registrazione, il lavoro in saletta è imprescindibile, anche perché non sono una fontana di idee spontanee e spesso ho bisogno di tempo e a volte di aiuto per trovare la chiave giusta che valorizzi la canzone. Ho sempre concepito la batteria al servizio della canzone (non ho mai fatto un solo in vita mia), quindi il lavoro di arrangiamento è fondamentale.

– Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, chi sceglieresti? Domanda volutamente difficile !

Dave Grohl (Nevermind), Dave Grohl (The Colour and the Shape) e… Dave Grohl (Songs for the Deaf)? Ovviamente scherzo, ma neanche tanto. Immancabile e ineguagliabile Ringo Starr. E per la mia adolescenza punk Tré Cool.

– E invece 3 dischi?

Green Day – Dookie, Foo Fighters – The Colour and the Shape, Beatles – White album

– In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

Cercati un posto dove poter suonare tanto una batteria vera (non elettronica) da subito. La batteria non fa sconti, è uno strumento sincero e bisogna entrarci in simbiosi passandoci tanto tempo insieme, sviluppando il tocco oltre che la tecnica. Poi se diventerà il tuo strumento sarai in grado di reggere tutti gli sbattimenti che comporta, perché, oltre a essere sincera, è anche molto selettiva. A chi poi continuerà suggerisco anche di ampliare le proprie vedute, che la batteria è uno strumento unico ma è anche limitato. Studiare le basi dell’armonia è fondamentale se non si vuole essere tagliati fuori da tutto quello che non è ritmo. Consiglio anche di imparare un altro strumento e provare a suonare con un batterista. Io ho fatto un paio di concerti al basso e mi hanno dato un punto di vista più completo sul mio strumento e sul mio ruolo.

– Quali sono i tuoi progetti futuri?

Non sono tipo da progetti a lunga scadenza. Per ora siamo in tour e voglio godermelo tutto.

– Ultima domanda, come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

La batteria è uno strumento primitivo, discendente dei tamburi suonati intorno al fuoco per propiziare una buona caccia. Ha retto tutti questi secoli. Non credo che qualche computer possa veramente minacciarla. Andrà avanti come ha sempre fatto, smuovendo la pancia di chi l’ascolta e sbattendosene il cazzo del resto.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...