Fabio “Hammer” Catozzi

Catozz

– Partiamo dall’inizio…Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?

Il mio amore per la batteria parte da molto lontano, quando fin da piccolo pestavo ovunque non appena le mie orecchie percepivano del ritmo della musica. Sicchè mio padre stanco che picchiassi dappertutto cominciò a prendermi i primi tamburelli, bonghi e quant’altro legato al mondo delle percussioni. Questo amore per il ritmo e le pelli rimane ai margini comunque fino ai 14 anni circa, quando esplode la vera voglia di mettermi per la prima volta dietro la batteria. Ricordo che inizialmente i miei non erano felicissimi della scelta dello strumento, mio padre musicista anche lui, sognava vedermi dietro un pianoforte. Allora, di nascosto andavo a casa di un mio amico e mi esercitavo…non mi bastava più pestare sul cuscini dl divano!

– Come è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

Verso la metà degli anni’80 ho cominciai a frequentare, per poi i successivi 6 anni il liceo musicale di Monza, che divenne poi una delle esperienze fondamentali al fine di leggere conoscere e scrivere la musica, e in quegli anni, oltre che a coltivare da autodidatta lo studio della batteria, abbinai anche lo studio del clarinetto, mi aveva sempre affascinato! Ma la cosa dopo un po’ non poteva coesistere, e decisi di approfondire meglio lo studio della batteria. Un giorno incontrai e conobbi un batterista storico di quegli anni della televisione, Walter Scebran che a sua volte mi diede l’opportunità di conoscere quello che di li a poco sarebbe diventato il mio primo vero maestro di batteria, Enrico Lucchini, icona leggenda della storia della batteria italiana. Frequentai per un paio d’anni i suoi corsi al mitico “Capolinea” di Milano. Dopodichè per svariati anni ho imparato, rubando qualche rudimento qua e la da maestri e noti batteristi incontrati strada facendo, fino all’ultimo, che ora pazientemente ancora mi segue, ovvero il grandissimo Guido Carli, grande uomo oltre che musicista pazzesco.

– Parliamo ora delle tue esperienze artistiche, puoi raccontarci le tappe più importanti?

La prima tappa è stata come per molti di noi, il gruppo del liceo! Ovviamente cover band, e fin da subito legato al genere rock, hard rock in generale. Ma la prima esperienza vera, importante furono i “Nicotine Spiral Surfer”, una indie rock band, facevamo pezzi originali, eravamo veramente giovanissimi, ma con un seguito pazzesco, suonammo in tutte le regioni del nord Italia. Il gruppo però si spense anche presto proprio nel momento in cui si apriva davvero l’opportunità di fare il grande salto. La fine di quell’esperienza mi segnò non poco dal punto di vista personale, tanto che smisi per scelta di coinvolgermi per tanti anni in altre situazioni di band. Ritornai operativo solo nel 1996 quando formammo insieme ad amici i “Remove Before Flight”, gruppo con la doppia anima, si di pezzi originali che come cover band dei Led Zeppelin. E’ stata anche quella un’esperienza fantastica, e quest’anno proprio per festeggiare i 20 anni dalla nascita del gruppo, faremo un live show dove saranno presenti a rotazione tutti i componenti che hanno suonato nella band.

– Attualmente invece in quali progetti sei coinvolto?

Ora siamo forse al capitolo professionalmente parlando più pieno, più importante, o forse semplicemente più maturo. I “Down The Stone” nascono nel 2013 con l’attuale formazione, nascono come se fossimo 4 ragazzi che si frequentano da sempre, tanto che a novembre 2013 (prima prova fatta tutti insieme settembre 2013) esce il nostro primo ep di 5 brani registrati nel fantastico studio di “Frequenze” Monza. Grazie a quel lavoro, la band si è costruita in fretta un buon seguito nello scenari milanese, permettendoci di suonare tantissimo live (andate a visitare il nostro sito www.downthestone.com troverete anche tutte le nostre date fatte strada facendo). In una di quelle serate veniamo avvicinati e in seguito contattati da Marco Barusso, uno dei più importanti produttori arrangiatori e ingegneri del suono in Italia, ma non solo. Con lui stiamo per concludere le registrazioni del nostro album di nostri inediti, compreso il singolo “Walking In My Shoes” che invece è già a disposizione in tutte le piattaforme digitali dal 17 gennaio. L’album si intitolerà “Life” e uscirà verso la metà di ottobre 2016.

– Passiamo al lato più legato allo strumento… Qual è il tuo ideale di strumento?

Mah, lo strumento ideale per me è sempre stato quello che entusiasma al momento, e in questo momento credo di aver trovato “la pace dei sensi” con la mia quercia griffata “diapason”

– Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette

Quindi, appunto, la mia attuale batteria è una Yamaha Oak Custom x black sparkle, misure 22”x20”-10”-12”-14”-16” rullante Ludwig Supraphonic 14”x6,5”, pelli Remo, piatti Paiste, doppio pedale Pearl Eliminator, bacchette personalizzate da Mr.Drum

– Tre momenti fondamentali per il musicista, prove, registrazione in studio e live..Come li affronti?

In tutte e tre le situazioni credo che la preparazione, lo studio da fare prima di presentarsi sia in studio che su un palco, credo sia fondamentale! Poi, sicuramente sono tre situazioni che portano emozioni e situazioni gestionali diverse l’una dall’altra. Sicuramente delle tre la più importante rimangono le prove, ed è proprio lì che mi sento di dire che sia nata l’alchimia dei Down The Stone che poi riversiamo allo stesso modo sul palco. Ho ahimè altresì imparato che il fisico richiede un buon allenamento, (infatti il mio potrebbe all’apparenza negare quanto io stia per dire 🙂 ), soprattutto mirato, sia alla resistenza, quindi aerobica che nello specifico ai muscoli sollecitati. E devo dire che smettere di fumare ha aiutato parecchio, almeno sulla resistenza, sul resto…..ci stò lavorando!!!! hahahaha….

– Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, chi sceglieresti? Domanda volutamente difficile !

In realtà poi non è così difficile per me scegliere, almeno per due nomi su tre: Phil Rudd e John Bonham, precisione assoluta, il 4/4 vivente il primo, e potenza e talento senza tempo e senza eguali il secondo. Per quanto riguarda il terzo, beh potrei citarne svariati, anche se negli ultimi anni fra tutti quello che più mi “diverte” sentire suonare e sento di più nelle mie “bacchette” è Chad Smith.

– E invece 3 dischi?

Back in Black, Led Zeppelin IV e Blood Sugar Sex Magik

– In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

Il primo consiglio che do è quello di studiare, o meglio, di non fare come me, e di dare continuità allo studio, di non mollare mai, che solo con quello, studio allenamento e tenacia, si può ottenere qualcosa. Ascoltare e assimilare i consigli delle persone più grandi ed esperte, ma soprattutto di vivere la musica con libertà e allegria..perchè come dico spesso, la musica dà la musica fa!

– Quali sono i tuoi progetti futuri?

Il primo progetto futuro sarà quello di veder nascere il nostro album “Life” e portarlo in giro, ovunque per l’Italia e perché no, se capitasse la condizione giusta, anche all’estero.

– Ultima domanda, come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

Mah, credo nonostante tutto, nonostante stiamo vivendo in pieno l’era del digitale, credo che di musicisti, e quindi anche e soprattutto di batteristi, ce ne sarà sempre bisogno. Ripeto, credo che lo studio, un buon allenamento, alla fine paghino. Certo, lo scenario musicale è sempre più pieno di pseudo artisti, ed è per questo che non bisogna mollare un centimetro ma perseverare. Vedo ancora tanto interesse verso i musicisti, soprattutto nei live. Il vero problema è tutto il mondo organizzativo che vi ruota attorno, che sta uccidendo la scena musicale. Ma ribadisco, non si molla mai, o prima o poi il talento lo studio pagano.

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