Diego Besozzi

Besozzi

– Partiamo dall’inizio…Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?

Avevo 12 anni e trovai in camera mia un paio di bacchette, iniziai con un cuscino per poi proseguire sull’arredamento. Mio padre capì che comprarmi una batteria, a quel punto, era diventato un investimento importante per la nostra famiglia. Devi sapere che nel mio palazzo abitava anche Giorgio Prette degli Afterhours, con la sua famiglia. Lui aveva iniziato prima di me ed io mi fermavo fuori dalla sua porta ad ascoltarlo. Giorgio aveva una batteria in plexiglass (mai vista prima allora), io una vecchia Hollywood scassata. Avevamo trasformato le nostre cantine in sala prove e questo cambiò la vita a tutto il vicinato per un raggio di 1 km quadrato. Sempre nel nostro quartiere abitavano 3 dei Ritmo Tribale: Scaglia, Briegel e il grande Alex Marcheschi.

– Come è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

Ho iniziato da solo ma dopo pochi mesi conobbi Daniele Pobbiati, drummer degli Hocculta… un guru. Lui fu il primo maestro. Dopo studiai 3 anni con Tullio De Piscopo, lui mi voleva bene soprattutto perché ero mancino e mi chiamavo Diego, come il suo mito. Come ultima esperienza frequentai la Civica di Jazz a Milano. C’era Pellegatti a quei tempi, lui era un vero rocker dentro il corpo di un jazzista. Mi mostrò il rullo a uno più alto e veloce che io abbia mai visto, da shock anafilattico. Si incazzava con me perché volevo mantenere la mia impostazione  invece di imparare la sua. Ma sai com’è.. anch’io ero un rocker, testardo come pochi.

– Parliamo ora delle tue esperienze artistiche, puoi raccontarci le tappe più importanti?

Guarda, io ho sempre suonato nei Karma. Ho iniziato con Andrea Viti. Io e lui soltanto. Facevamo jam session interminabili nelle università occupate. Drum & Bass. Erano gli anni delle pantere nere. Eravamo due ragazzini. Dopo alcune collaborazioni con chitarristi anche bravi, arrivarono il Conte Andrea Bacchini e David Moretti, loro erano i due che stavamo aspettando da tempo. Poi è arrivato Pacho, il quinto Karma, ma lì eravamo già sotto contratto con Jungle Sound e Ricordi. Per il resto ho collaborato con gruppi anche potenti, come i SUX! di Giorgio Ciccarelli (ex After), gli Horn Beat a Siena, (stoner). Anche il progetto di Juan Mordecai (Karma + Xavier Iriondo e altri) è stata una tappa importante. Credo che quando sei nella musica, ogni esperienza sia importante.

– Attualmente invece in quali progetti sei coinvolto?

Attualmente suono con tre pazzoidi. Facciamo solo psichedelia lisergica e strumentale. Non credo sia vera e propria musica. C’è anche in progetto dell’altro… sai.. i Karma ufficialmente non si sono mai sciolti.

– Passiamo al lato più legato allo strumento… Qual è il tuo ideale di strumento?

Non esiste un ideale. Lo strumento ideale è quello che aggiunge musicalità a ciò che stai suonando. Potrebbe essere anche un pezzo di lavatrice ancora in garanzia al posto del charleston. In linea di massima amo le misure extra large dei fusti e i rullanti in legno squillanti e pieni di armoniche. Amo i due timpani e suono sempre con un 14 e un 16 a terra.

– Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette

Ho iniziato con TAMA e Zildjian perchè ai tempi delle registrazioni di Astronotus mi misero a disposizione diversi set ed una vasta gamma di scelta. Attualmente ho una Drum Sound con fusti keller, cassone e fusti alla John Bonham. E’ un regalo di Giorgio Prette, credo che lui ci abbia registrato “Non è per sempre” e abbia fatto il relativo tour. E’ una bomba, quando me l’ha data gli ho promesso di averne cura perché è un pezzo raro. Volevo avvisarlo che la sua bimba sta ancora benone. Uso pelli Evans sabbiate, piatti UFIP e bacchette Vic Firth. In casa invece ho una Roland TD qualcosa… la uso per allenarmi senza rompere troppo le palle ai vicini.

– Tre momenti fondamentali per il musicista, prove, registrazione in studio e live..Come li affronti?

Sono momenti molto diversi tra loro. Durante le registrazioni devi essere molto concentrato e preciso ma allo stesso tempo devi mettere anima e cuore, altrimenti risulti freddo. Durante le prove devi lasciarti coinvolgere e suonare come se fossi dal vivo. Dal vivo cerco sempre di tenermi un po’ a freno perché potrei diventare un animale. A volte dal vivo ho suonato facendo attenzione all’esecuzione e suonando al meglio ma a fine concerto qualcuno mi ha detto che ero un po’ sotto tono. Altre volte, totalmente coinvolto prendevo più microfoni che pelli e mi facevano i complimenti per l’esecuzione e il trasporto. Sono arrivato alla conclusione che dal vivo anche se hai davanti 17 persone (contando i fonici) devi suonare come fosse l’ultima.

– Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, chi sceglieresti? Domanda volutamente difficile !

Mitch Mithcell, Billy Cobham, John Bonham e chiunque altro il cui nome finisca con ham.

– E invece 3 dischi?

Jimi Hendrix “Are you experienced?”, “Spectrum” di Billy Cobham, “Ten” dei Pearl Jam.

– In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

Di studiare molto e far proprio. La tecnica è uno strumento per comunicare. Ciò che si vuole comunicare è ciò che conta. All’inizio bisogna essere in grado di fare parecchie cose. Andando avanti occorre fare la cosa giusta al momento giusto, sbarazzandosi del resto. Il fatto di aver cambiato maestro spesso mi ha permesso di prendere ciò di cui avevo bisogno da ognuno. Lo scopo era avere una mia identità. Il consiglio è siate sempre voi stessi, ma dateci dentro. Dare tutto è imperativo, in ogni cosa. Altrimenti.. meglio non farla.

–  Quali sono i tuoi progetti futuri?

Quello che ho nel cuore è rimettere in moto la band. Non è semplice.. ma credo che sia un dovere chiudere questo capitolo nel migliore dei modi. Lo dobbiamo a noi stessi e a tutti i fratelli nel cerchio del Karma che ancora ci sostengono e ci sono vicini

– Ultima domanda, come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

Lo vedo determinante. Una band con il batterista scarso non può funzionare, in nessun futuro

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