Giorgio Prette

 

GIORGIO_PRETTE

– Partiamo dall’inizio…Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?

Il mio amore per la batteria è cominciato tardi, quando ho rinunciato con la chitarra più o meno, era il 1985 e avevo già 21 anni. Sono cresciuto con Andrea Scaglia e Andrea “Briegel” Filipazzi, ci conosciamo da bambini ed insieme abbiamo conosciuto nell’aprile dei quell’anno un gruppo di amici che comprendeva i Ritmo Tribale.Inoltre Alex Marcheschi, batterista dei Ritmo lo conoscevamo bene perché era anche lui cresciuto nello stesso quartiere.In quel periodo ero particolarmente insoddisfatto e la loro frequentazione mi ha contagiato così mi sono fatto prestare un rullante da Alex e il resto dal nostro amico Marco Cirino (Tiratura Limitata, Investigators, Rappresaglia, Kanipomisi). Ho messo tutto in cantina ed ho iniziato a seguire i dischi che ascoltavo in quel periodo.

– Come è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

Sono autodidatta, ho proseguito seguendo i dischi e contemporaneamente ho fatto “scuola” sul campo. Alex Marcheschi in quel periodo suonava contemporaneamente con i D.H.G. che all’epoca erano più noti, quando un loro concerto coincideva con le prove dei Ritmo Tribale lo sostituivo. Essendo loro molto più capaci di me sono stato costretto a farmi le ossa in fretta. Solo successivamente mi sono fatto correggere l’impostazione per alcuni mesi da Ivan Ciccarelli, allora giovanissimo, che insegnava al Jungle Sound ove io lavoravo, parliamo del periodo pre- Germi.

– Parliamo ora delle tue esperienze artistiche, puoi raccontarci le tappe più importanti?

Sono tantissime fortunatamente. La prima rivelatasi poi fondamentale è che nel 1990 il terzo concerto con gli Afterhours l’ho fatto a New York, eravamo stati invitati assieme ai Ritmo Tribale ed ai Negazione al New Music Seminar che era la più grossa convention mondiale di etichette indipendenti. Confrontarsi subito con la patria del rock’ n’ roll ci ha insegnato moltissimo a livello professionale, attitudinale e di consapevolezza. Poi potrei citarti tra le altre la realizzazione e tutto il tour di Hai Paura Del Buio, il supporto ai R.E.M. a Bologna nel 1999, le collaborazioni con Mina, Steve Wynn, Greg Dulli, Mark Lanegan, suonare Dancin’ Barefoot con Patty Smith, tutti i tour europei ed in U.S.A. che si sono susseguiti dal 2006 al 2012 ed infine il Festival di San Remo nel 1999.

– Attualmente invece in quali progetti sei coinvolto?

Alla fine del 2014 lasciati gli After ho fondato con Xabier Iriondo i Todo Modo coinvolgendo il vocalist-chitarrista Paolo Saporiti che aveva già collaborato con Xabier nei suoi dischi come produttore. Siamo partiti in quarta ed abbiamo pubblicato l’omonimo album per Goodfellas nell’ottobre 2015, cui sono seguiti una dozzina di date nelle principali città italiane. Attualmente stiamo lavorando al nuovo disco che dovrebbe uscire all’inizio del prossimo anno. Contestualmente ho ricominciato una collaborazione con il progetto Volwo (già Atletico Defina) di Pasquale Defina e Roberto Romano. Il nuovo disco dovrebbe uscire in autunno una volta completato.

–  Passiamo al lato più legato allo strumento… Qual è il tuo ideale di strumento?

Ho un set abbastanza essenziale. Diciamo che agli inizi usavo più elementi, peccati di gioventù, poi mi sono stabilizzato su un set “basic” rock composto da cassa, un tom, due timpani e uno o due rullanti, charleston, due crash e un ride. A seconda dei set a volte elimino il tom o uno dei due rullanti o uno dei due timpani.

–  Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette

Attualmente sono endorser Sonor e dal 2008 uso SClassics in betulla cassa 24×20, tom da 12×12, floor toms 14×14 e 16×16, sulle profondità ho improvvisato non le ricordo mai…. Rullanti oltre a quello di serie uso un Gretsch in metallo un Tama Starclassic ed un Ludwig primi anni settanta eccezionale 15×18, un cannone. Come piatti sono stato tanti anni con Ufip trovandomi benissimo usando piatti abbastanza grossi e potenti, rough series soprattutto, crash da 19 e 20 pollici e ride da 22/24”. Attualmente uso anche un set Turkish che ho comprato per avere meno volume sui piccoli palchi e sono fantastici. Pelli ho sempre usato Remo Ambassador Sound Control per rullante e Emperor sugli agli fusti. Sulla cassa Evans Genera o Remo Powerstroke. Bacchette dopo tante delusioni sono arrivato alle Agner 5B che non lascerei mai più anche se ormai sono difficili da trovare.

– Tre momenti fondamentali per il musicista, prove, registrazione in studio e live..Come li affronti?

Allora le prove solitamente le affronto prendendomi almeno un mese di anticipo sul resto della band per arrivare alle prove con i pezzi già in mano, in tal modo si parte con il pezzo che cammina e ci si può concentrare sui dettagli, se il motore non è rodato diventa più impegnativo per tutti. La registrazione in studio la affronto solitamente con astinenza quasi totale da ascolti musicali per stimolare la creatività ed evitare di essere inconsapevolmente troppo influenzato dagli ascolti stessi. In alternativa ascolto volutamente brani totalmente al di fuori del contesto per contaminare consapevolmente quello che sto facendo in quel momento. Un esempio? Ascoltare Jay-Z o Beyoncé per parti di un brano noise! Il live lo approccio curando la tenuta fisica curando molto bene gli ascolti sul palco, il resto è preparazione ed alchimia con la band.

– Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, Chi sceglieresti? Domanda volutamente difficile!

Ringo Starr, John Bonham e Steward Copeland.

– E invece 3 dischi?

Questa è difficile! Beatles “White Album” perché c’è tutto. Led Zeppelin II perché l’ho avuto quando avevo 8 anni e Dave Brubeck Quartet “Time Out”.

– In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

Soprattutto di divertirsi, poi trovare un bravo insegnante (si impara prima e meglio) che possibilmente ti insegni l’impostazione, alcuni esercizi fondamentali, ma la cosa più difficile è che insegni a creare, riconoscere e sviluppare il tuo stile, la tua personalità, che quasi sempre coincide con l’imperfezione.

– Quali sono i tuoi progetti futuri?

Come ti dicevo sono impegnato alla realizzazione del secondo disco dei Todo Modo e contemporaneamente registrerò dei brani per il nuovo disco di Volwo e conseguentemente girerò live con loro.

– Ultima domanda, come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

Essenziale, in studio ci sta anche in alcuni brani ad usare le macchine, ma l’elemento umano è quello che emoziona l’ascoltatore….

 

 

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