Greta Benatti

Benatti-Partiamo dall’inizio…Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?  

Avevo 17 anni, cantavo in una coverband insieme ad amici. Il batterista mollò la formazione, io suonicchiavo ogni tanto in sala prove, decisi di mettermi alla prova con la batteria. Non ho mai più mollato le bacchette, è stato amore al primo colpo.

– Come è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

Ho iniziato da autodidatta: ore e ore dietro le pelli, con i brani a tutto volume negli auricolari, seguendo l’istinto e pestando a più non posso. Gran parte del mio tempo l’ho trascorso a studiare e a migliorare la mia tecnica. Ho passato un anno prendendo lezioni da Manuel Prota. Ho frequentato l’Accademia di Musica di Modena per tre anni migliorando lettura, solfeggio, rudimenti e tecniche di base. A 23 anni ho deciso di fare le cose seriamente e mi sono iscritta a Music Academy Network a Bologna. Ho studiato insieme a Max Govoni, Marco Bolgiani e Lele Veronesi, approfondendo stili musicali diversi e altre discipline oltre batteria. Dopo tante fatiche sono riuscita a terminare gli studi e a guadagnarmi il BTEC Extended National Diploma, titolo di studio riconosciuto a livello europeo.

-Parliamo ora delle tue esperienze artistiche, puoi raccontarci le tappe più importanti?

Come batterista ho iniziato suonando con i Settembre Adesso, band post-rock della scena modenese con cui ho vinto diversi concorsi, come “Rock Targato Italia”. Qualche anno dopo sono stata invitata a suonare con i RevRevRev band shoegaze- psych rock: abbiamo portato la nostra musica oltreconfine con tour in Svizzera, Inghilterra, Scozia e in quasi tutta Italia. A marzo di quest’anno abbiamo avuto l’onore di suonare al Cosmosis Festival a Manchester, sicuramente l’evento shoegaze più importante a livello europeo.. un’esperienza straordinaria, davvero molto potente. Con i RevRevRev abbiamo da poco ultimato il secondo album, Des fleurs magiques bourdonnaient, ad Ottobre ripartiremo per un tour in Inghilterra. Un’altra esperienza formativa per me fondamentale è stata il corso di sonorizzazione live di film muti anni ’30 a cui ho partecipato quest’anno insieme ai Biasanot, altro progetto che seguo e sta crescendo. Sono molto affascinata dall’idea di cercare un sound che si adatta per essere cinematico, studio digressioni sonore e variazioni di ritmo: l’effetto è di grande suggestione, come a voler introdurre il colpo di scena.

Attualmente invece in quali progetti sei coinvolta?

Attualmente sono ancora in formazione con i Rev Rev Rev tour in vista e terzo disco nell’aria,sento già le nuove distorsioni che mi stordiscono. Con alcuni amici abbiamo messo in piedi il progetto Biasanot, band post-rock/colonne sonore. Il nome deriva dal termine dialettale bolognese Biasa=Mangia Not=notte.. di fatto siamo gente che fa fatica a dormire! Con i Biasanot abbiamo scritto brani per due cortometraggi, Vormittagspukk di Hans Richter e Le retour à la raison di Man Ray. Sia nella scrittura che nell’esecuzione live ha collaborato insieme a noi Luca di Mira, tastierista dei Giardini di Mirò. Trovate i video sulla nostra pagina Facebook e su Youtube. Sempre con Luca di Mira registreremo a breve un EP. Siamo un gruppo particolarmente forte e compatto, fremo dalla voglia di suonare con loro e di vedere quello che possiamo continuare a fare insieme. Altro progetto nel quale sono coinvolta è Maru, progetto dai suoni certamente molto diversi dal mio solito: cantautorato con ukulele e chitarra. Maru si è trasferita da poco in Emilia, collabora con vari booking, cercava una batterista per riarrangiare il disco in preparazione ai nuovi concerti. Sicuramente una bella sfida, abituata a suonare tutt’altro genere non ho potuto dire no. A fine settembre saremo in Sicilia per un breve tour.

-Passiamo al lato più legato allo strumento… Qual è il tuo ideale di strumento?

Ho sempre amato kit essenziali, cassa, rullante, tom ,uno o due timpani a seconda delle esigenze, charleston, due crash e un ride. Non nego che ultimamente sto facendo qualche esperimento aggiungendo qualche pad elettronico e trigger.

-Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette.

Uso una Dddrum Dominion Maple Natural: cassa 22”x20”, tom 12”x8”, timpani a terra 14”x14” e 16”x14”. Sono fedelissima al mio rullante DW Collector’s Series Maple 14”x6”. Per quanto riguarda i piatti utilizzo il charleston Istanbul agop tarditional 14” o Ufip class series medium 14” a seconda delle circostanze, ride Meinl byzance brillant 22”, crash Amedia classic da 19” e 18”. Come pedale un classico Pearl Eliminator P-2002C. Utilizzo diversi modelli di pelli, non sono affezionata a nessuna marca o modello in particolare. Per anni ho cercato il mio suono e per ora ho adottato questa combinazione: per la cassa Remo Powersonic bass clear, rullante Remo controlled sound sabbiata, tom e timpano da 16” Evans G2 sabbiate e timpano 14” Remo Ambassador sabbiata. Ho sempre suonato con le bacchette Vic Firth 5B o SD9, ma ultimamente mi sto spostando sulle TG (Trazzi Gianni) 5B bacchette artigianali in caprino la qualità e la risposta sono nettamente migliori.

Tre momenti fondamentali per il musicista, prove, registrazione in studio e live..Come li affronti?

Tre momenti ben distinti tra loro! Le prove per un live in vista le affronto con molta serietà, arrivo preparata su tutte le parti e cerco di essere il più fedele possibile al disco in modo da ottimizzare tempi e risultati. Le prove, diciamo, di creazione le affronto diversamente: tendo a essere mentalmente libera, pronta ad ascoltare e buttare giù idee. Per le registrazioni in studio inizio con delle sessioni intensive di ascolto e analisi: devo sedermi sulla batteria rilassata e preparata. Studio i brani con dedizione e costanza con almeno un mese di anticipo, in modo tale da sentire il click partire e non fermarmi mai. Ogni colpo deve cadere certo e preciso sui bpm. Il live è il momento dello sfogo, lo affronto sempre con grande serietà , cerco di essere il più rilassata possibile e di non farmi distrarre da agenti esterni. Quando salgo sul palco non ho nessun freno: siamo io, la mia batteria e il muro di suoni che deve travolgere il pubblico e arrivare allo stomaco delle persone.

– Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, chi sceglieresti? Domanda volutamente difficile !

Solo tre è difficile…. Direi Steve Gadd, Omar hakim e Philip “Phil” James Selway.

E invece 3 dischi?

Un disco senza tempo, primo disco che ho ascoltato in assoluto, The dark side of the moon dei Pink Floyd; poi Requiem dei Verdena, album che mi ha ispirato e influenzato: di fatto contiene le prime canzoni che ho suonato. Un classico moderno, Dummy dei Portishead: beat sincopati e pulsazioni trip hop, lo considero una raffinatezza

-In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

Studiate da subito: una corretta impostazione sin dall’inizio evita fatiche nel futuro. Consiglierei di ascoltare sempre cose nuove e di non focalizzarsi su un solo genere, è controproducente e limitante. Siate istintivi e appassionatevi al vostro strumento e alla musica più di ogni altra cosa. Poi suonate, suonate tantissimo, più che potete, siate coerenti e costanti.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sicuramente continuare a studiare e suonare in giro per l’Italia e Europa, poi ho una mezza idea di un progetto solista creando basi e suonandoci sopra con batteria semi-elettronica…vedremo che succederà..

-Ultima domanda, come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

La batteria è uno strumento in continua evoluzione. A volte temo verremo sostituiti dalle macchine: credo che stia a noi musicisti doverci evolvere insieme alla tecnologia perché la componente umana è tutto in musica.

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