Nicolò Cagnan

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– Partiamo dall’inizio…Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?

Ho sempre ascoltato molta musica, sin da piccolissimo, assieme ai miei genitori, o da solo, spulciando tra i loro dischi. In linea di massima sono sempre stato affascinato da tutto cioè che ruotava attorno alla musica, quindi non c’è stato un vero e proprio momento d’ “illuminazione” in cui ho capito di voler suonare la batteria. Attorno agli 8 anni, mio zio mi regalò una batteria per Natale, iniziai a girarci attorno e dopo qualche mese, capii che si poteva creare qualcosa, e decisi di andare a prendere qualche lezione.

– Come è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

Da quando ho avuto la batteria in casa sono stato parecchio altalenante come studente. Ho preso un po’ di lezioni. Poi ho smesso proprio di suonare. Poi ho ricominciato da solo, ispirato dai dischi dgli AC/DC. Poi ho preso nuove lezioni, con cadenza meno regolare ecc..L’anno scorso però ho fatto un percorso molto significativo con Sergio Quagliarella, che mi ha aiutato tantissimo, non tanto dal punto di vista tecnico (per quanto lui sia preparatissimo), ma è stato fondamentale affrontare alcuni limiti che mi si erano imposti e a trovare un po’ di più la mia dimensione dietro le pelli.

– Parliamo ora delle tue esperienze artistiche, puoi raccontarci le tappe più importanti?

A livello artistico mi sono dedicato praticamente esclusivamente ai Why Desperados. Attivi da quattro anni ormai e con l’uscita imminente del secondo Ep, ho condiviso con loro molti momenti che ritengo molto importanti: la costruzione di una band e del suo “immaginario”, la convivenza all’interno di questa, le esperienze in studio di registrazione, i live in situazioni diversissime tra loro: palchi piccoli, palchi grandi, ultra-disorganizzazione, sapersi improvvisare ecc.. A quest’avventura si aggiungono solo qualche sostituzione di batteristi in band di amici e piccole collaborazione (ho avuto il piacere di registrare dei rullanti per l’ultimo album “Horns” dei There Will Be Blood).

– Attualmente invece in quali progetti sei coinvolto?

Attualmente sempre nei Why Desperados.

Passiamo al lato più legato allo strumento… Qual è il tuo ideale di strumento?

Questa è difficile. Mi piacciono le batterie che riescono a essere il sostrato sul quale sviluppare i brani. Che ne siano il motore, il cuore, amalgamato un po’ nascosto al resto del sound, ma fondamentale. Tendenzialmente preferisco dei suoni grossi e granitici proprio per questo motivo, ma non è la “conditio-sine-qua-non”, ecco. La differenza credo comunque la faccia il batterista e le sue scelte.

– Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette

Partiamo dal cosiddetto “personale”, quello che tendenzialmente non mi manca mai: Bacchette esclusivamente 5B. Rullante Ludwig Acrolite 14×6,5. In alluminio, eccezionale, versatile ma con carattere, trova il suo spazio in qualunque situazione senza impazzire con l’accordatura. Con un rullante così una remo Controlled Sound sabbiata può accompagnare solo (cit.) Pearl Eliminator per la cassa e resto dell’hardware tendenzialmente Tama. Piatti: A Zildjian New Beat Hi Hat da 14”, Sabian AAX Stage Ride 20”(usato come crash), A Zildjian Medium Thin Crash 18” e A Zildjian Sweet Ride 23”. Sono piatti tendenzialmente chiari, con la giusta spinta si ha un sound parecchio esplosivo, ma essendo molto grandi, si conserva una nota non troppo alta e si evita quella sensazione di “vetri rotti”. Il mio set personale attuale è una Premier del ’65: 14×8, 16×16 e 20×14, in betulla. Ho un debole un po’ schizofrenico per le casse da 20” e da 24” e appena mi si è presentata l’occasione ne ho presa una. Al di là della cassa, questa batteria ha una serie di note di merito da sottolineare: è una batteria vintage, e il legno invecchiato risponde a chi la suona con delle vibrazioni favolose. Tom e timpano sono molto grandi ma definiti e precisi, specialmente con le pelli sabbiate che montano. Infine, anche l’occhio vuole la sua parte: ha una finitura Gold Sparkle bellissima. Con i Why Desperados uso una Ludwig Rocker anni ’90 13×11, 16×16, 22×16. In betulla anche lei, con un foro da 12” centrale sulla risonante della cassa, che la fa diventare un pugno in faccia. E’ stata risistemata da me, tuttavia non è mia.. è la batteria della WD Crew!

– Tre momenti fondamentali per il musicista, prove, registrazione in studio e live..Come li affronti?

Le prove le affronto sempre come un momento di festa e rilassatezza. Una serata per poter suonare liberamente con altri a seconda anche un po’ di come vanno le cose e i sentimenti. In studio mi preparo settimane prima, con più click possibile e magari ascoltandomi e riflettendo sulle tracce degli altri strumenti per capire dove poter impreziosire o riassestare delle parti e potermi concentrare poi in studio sul suono e la mera esecuzione. I live li ho imparati ad affrontare nel tempo: non mi scaldo quasi mai, salvo rare volte. Avere le bacchette in mano un’ora prima del concerto mi mette spesso più pressione. Preferisco quindi stare a chiacchierare, godermi la serata e prendermi 5 minuti per un minimo di stretching e respiri profondi per non salire sul palco proprio sprovveduto!

– Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, chi sceglieresti? Domanda volutamente difficile !

Sicuramente Dave Grohl, per la potenza e la capacità di “servire” i brani sempre al meglio. Ultimamente seguo molto Jeff Friedl, “vederlo” mi è servito parecchio (su Youtube, o dal vivo), un compromesso di tecnica e semplicità, con un’ intenzione e attitudine di fondo costanti ed eccezionali. Infine ci metto un italiano, Cesare Petulicchio. Ho visto parecchie volte i Bud Spencer Blues Explosion, ho avuto occasione di incontrarli e scambiare con lui opinioni batteristiche interessanti. Di lui ammiro la calma, l’ingenuità in alcune cose, e il gusto nella scelta dei suoni.

– E invece 3 dischi?

“Songs For the Deaf” dei QOTSA. Rimando alle caratteristiche di Dave Grohl: potenza e servizio alle canzoni. M anche per il sound: si ha il presentimento costante che qualcuno stia tenendo il tempo suonando dei tronchi cavi direttamente all’inferno. Per amor di verità devo includere “Back In Black” degli Ac/Dc: senza di lui non avrei mai ripreso a suonare. Loro come Ramones, the Stooges, Giuda o altri dal sound lineare e efficace sono pilastri che non posso non menzionare. “Physical Graffiti”, passo e chiudo.

– In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

Di trovarsi una band prima che può e raccogliere stimoli dal maggior numero di situazioni possibili e diverse fra loro. Suonare sì, ma anche osservare e ascoltare molto: chi sta suonando con te, gli altri batteristi, il proprio strumento, le atmosfere che si creano attorno… Non dimenticare mai che è il batterista che viene prima della batteria. Si suona tendenzialmente per divertirsi, ma anche il divertimento non può essere univoco, bisogna diventare flessibili e imparare a saper trarre il meglio da tutte le persone e situazioni, per potersi muovere con il proprio strumento al meglio e come si vuole.

– Quali sono i tuoi progetti futuri?

Mi piacerebbe sinceramente creare una nuova band ex-novo e iniziare a lavorare al primo album dei Why Desperados. Poi, ovviamente, suonare sempre più dal vivo!

– Ultima domanda, come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

Mha, se la domanda vuole porre la questione: “Il batterista potrebbe essere sostituito da una macchina in un futuro?”, bhè, ovviamente dico di no! Fare il batterista è un po’ come fare il portiere. Non hai un cazzo di nessuno che ti copre le spalle, non hai la gloria e l’emozione del goal, ma hai una responsabilità grandissima dall’inizio alla fine, sei essenziale, come nessun’altro devi saper mantenerti costante e pronto a fare la differenza. Cambiano i set, cambiano i suoni, le tecniche si mischiano o nascono nuove, ma capire come muoversi in questa selva fa parte del gioco da sempre, ovviamente anche per i batteristi, e solo avendo delle idee, degli obiettivi da raggiungere, lavorarci e sbattendoci la testa, si può vivere da dentro il corso della musica e perseguire-suonare quello che si vuole!

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