Mamo “IoDrums”

mamo

– Partiamo dall’inizio…Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?

Un incontro fortuito: anche mio padre è un musicista e un giorno, quando avevo 12 anni, un suo amico gli chiese se potevamo tenere la sua batteria nella nostra cantina. Così mio padre ne approfittò per farmi provare. Lui sapeva fare cose tipo “tum, pa, tum, pa”, non so se mi spiego, comunque tutto iniziò così, quel giorno al primo sguardo avevo già deciso. Colgo l’occasione per ringraziare tutti i condomini di allora.

– Come è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

Per circa un anno ho fatto da me, mettevo le cuffiette del mio walkman e suonavo sopra le canzoni che mi sembrava di riuscire a imitare (non credo che venissero molto bene, ma io ero alquanto incosciente allora). Dopo questo primo anno ho frequentato per due anni l’Accademia di Musica Moderna, e dopo, inaspettatamente, ho deciso di iscrivermi al Conservatorio. Lì ho frequentato 3 anni ma sentivo troppo la mancanza della batteria, che non è parte del piano di studi, e quindi decisi di fare marcia indietro e andai a lezioni private da Walter Calloni.

– Parliamo ora delle tue esperienze artistiche, puoi raccontarci le tappe più importanti?

Quando lasciai il Conservatorio pensai subito a cercarmi una band, volevo assolutamente trovarmi in sala prove con gente come ero io allora, incapace di pensare ad altro. Non passò nemmeno un mese che ero il batterista degli io?drama, che stavano per registrare il loro primo disco in studio. Abbiamo passato assieme 10 anni indimenticabili, e il futuro è ancora da scrivere. Le mie tappe più importanti sono sparse in questi 10 anni di live in giro per l’Italia, su palchi giganteschi oppure minuscoli.

– Attualmente invece in quali progetti sei coinvolto?

Ho recentemente registrato in studio il disco dei Distinto, che uscirà a novembre. E’ stato un bel lavoro in cui ho potuto sperimentare una composizione molto differente dalle mie precedenti. Un modo di suonare diverso e per l’occasione abbiamo composto con una batteria Linko del ’95. Ho comprato pelli nuove, sistemato le meccaniche, cercato l’accordatura migliore e per magia,  con uno strumento apparentemente senza valore, il mio stile si è rinnovato. La presentazione del disco sarà il 18 novembre al Tambourine di Seregno.   Oltre ai Distinto ho registrato in studio alcune canzoni del disco di Pollio, cantante degli io?drama. L’esordio è fissato per il 3 novembre al Serraglio, a Milano.  Nel frattempo sta per partire la scuola di Rho, progetto al quale lavoro con passione, e che sarà presto inaugurata. Pubblicheremo presto tutte le info sui social 😉

– Passiamo al lato più legato allo strumento… Qual è il tuo ideale di strumento?

Non ho un’ideale di strumento. Sogno di poter sperimentare usando batterie e percussioni in generale a seconda del brano che mi trovo a comporre. Mi piace l’idea che se sei un batterista ci sono molte cose che puoi suonare e puoi intendere la batteria stessa in molti modi. Ti faccio due esempi: nel disco “Le Piromani” di Teo Manzo ho arrangiato un brano suonando con le mani un muro rivestito di sughero. La cosa magari non si avverte all’ascolto, ma di sicuro con la mia batteria non avrei potuto ottenere quei suoni. Il secondo esempio è l’intero disco “Non resta che perdersi”, l’ultimo pubblicato con io?drama: qui ho tolto ride e charly e ho sostituito i colpi di cassa con colpi di timpani. Era quello che sentivo più giusto per la sonorità dei brani. Suonarlo è diventato lievemente più difficile, ma ne sono soddisfatto.

– Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette.

Uso una Tamburo Formula Custom che veniva prodotta con tom da 10” e 12” e timpani a terra da 14” e 16”. Nella maggior parte dei casi utilizzo solo il tom da 10” e i due timpani, uno a destra e uno a sinistra. Per quello che riguarda le pelli mi sto avvicinando a Evans dopo anni di Remo (di cui ho usato Pinstripe, Powerstroke3 e Emperor in varie combinazioni coi fusti). Per ora sto provando con le Evans G2 sabbiate, ma vorrei provarne altre. Uso un rullante che amo molto, è il signature di Steve Gadd, modello in acero (cerchio compreso). Di serie monta una Powerstroke3, ma l’ho sostituita con una Evans Genera sabbiata. Bacchette sempre e solo ProMark di cui uso 5A e 5B, dipende dalle situazioni. Hardware solo Yamaha, mi sono sempre trovato benissimo. Sui piatti non ho un setup definito. Uso più marche e modelli, a seconda di quello che ritengo più opportuno, e che contemporaneamente rientra nel budget.

– Tre momenti fondamentali per il musicista, prove, registrazione in studio e live..Come li affronti?

Le prove sono un bel momento di confronto e un’occasione di improvvisazione, che è la parte che mi piace di più. Registrare in studio invece richiede concentrazione e faccio sempre il possibile per usare take intere dei brani. Mi piace stare quasi al buio e immergermi nell’interpretazione. Il live invece è speciale, è bellissimo trasformare l’ansia che lo precede in energia, e sentirla passare al pubblico.

– Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, chi sceglieresti? Domanda volutamente difficile !

Philip Selway, lui e i Radiohead in generale. Nick Mason, lo so, non è un batterista che si può ricordare per la grande tecnica, ma mi ha insegnato cose che vanno al di là. Jojo Mayer, tutto il contrario in pratica, ma sento grande musicalità nel suo essere “vicino alla macchina”. E’ soprattutto da loro che prendo ciò che mi serve per esprimere quello che sono attraverso il mio strumento (più mille altri che non posso nominare, sono già arrivato a 3…).

– E invece 3 dischi?

Il primo è recente, Black Star di Bowie, da quando è uscito l’ho consumato (e tra l’altro leggevo che lo stesso Bowie si è ispirato ai Death Grips, band che ritroviamo al mio secondo titolo). Il secondo è Exmilitary dei Death Grips appunto, se non li hai ancora ascoltati ti invito a farlo: mi stanno portando verso mondi sonori nuovi. Il terzo direi Lateralus, dei Tool. Non mi sono sono mai ispirato direttamente ma in qualche modo credo di aver preso qualcosa da quelle atmosfere.

– In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

Prima di tutto studiare, e sapere fin da subito che dovrai comprare una batteria. All’inizio sembra normale non porsi il problema. Magari è capitato solo a me..? 🙂  E un’altra cosa: suona con altri musicisti al più presto possibile, quello che si impara con gli altri non si trova sui manuali.

– Quali sono i tuoi progetti futuri?

Da un paio di mesi sto lavorando ad un progetto strumentale, ancora deve prendere forma ma per ora quello che sento sembra convincente. Tanta elettronica, ma la batteria resta! Non aggiungo altro per ora, sarebbe prematuro.

– Ultima domanda, come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

Sono molto positivo sul futuro e credo che la tecnologia ci stia dando possibilità che dobbiamo sfruttare. Io sono molto legato all’idea di batteria acustica, che suono con le mie bacchette e i miei tamburi, ma esistono sonorità che possono rientrare nel mio linguaggio senza per forza suonare una batteria. Credo più all’idea di batterista, che resterà per sempre.

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