Alessandro Spada

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(Foto: Monelle Chiti)

-Partiamo dall’inizio…Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?

E’ nato quasi per caso una decina di anni fa quando la banda del paese ha comprato una batteria per i percussionisti dell’organico (io allora suonavo il corno). E’ successo che un giorno, mentre ci stavamo preparando per il saggio di fine anno, il nostro maestro si è assentato un attimo dall’aula e io e un mio amico siamo rimasti soli. Mentre lui provava e riprovava il suo pezzo per il saggio, io mi sono avvicinato a questa batteria, ho preso in mano le bacchette e ho pensato: “Bè, più o meno nei video che guardo a casa fanno così!” e ho iniziato a seguire il mio amico con il classico 4 quarti. Il maestro da fuori ha sentito tutto e ci ha proposto di farlo anche al saggio, è stato li che è iniziato tutto! Quasi per caso e senza mai aver studiato. Dopo l’esibizione l’adrenalina è stata tanta, soprattutto nel vedere che la gente aveva apprezzato. Da li ho capito che quello era il mio strumento e che avrei dovuto continuare su quella strada!

-Come è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

Si ho studiato, addirittura con 3 maestri diversi nel corso degli anni. Nei primi 2 anni ho fatto lezioni da Stefano Bertoli, che nel panorama jazz italiano è uno fra i migliori batteristi e che, purtroppo, ha solo potuto insegnarmi le basi perchè poi essendo un po’ distante da me andare a lezione era davvero impegnativo. Successivamente ho studiato 2 anni da una ragazza diplomata in conservatorio che mi ha specializzato più su rullante, timpani e vibrafono. Per finire, gli ultimi anni di lezione li ho svolti dal maestro della banda del paese, con cui ho fatto un ripasso generale e ho iniziato ad entrare nell’ottica del “suonare in una band”, considerato che lui faceva parte di un gruppo ed io all’epoca speravo di averne uno al più presto. Da qualche tempo ho smesso di andare a lezione, ma mi riservo comunque la mia ora/ora e mezza al giorno fra paradiddle, ghost notes, fills e tempi “groovvosi” al giorno.

-Parliamo ora delle tue esperienze artistiche, puoi raccontarci le tappe più importanti?

Bè, diciamo che la tappa più importante è stata la formazione della mia prima band (che è in attivo tutt’oggi e che rimane l’unico progetto che porto avanti seriamente). Poi ovviamente c’è la prima volta sul palco che non scorderò mai, la prima serata andata male che mi ha fatto capire quanto seriamente dovevo prendere l’esibizione, la prima volta su un palco importante (di cui ricordo ben poco perchè ero esaltatissimo, per fortuna esistono i video!), la prima esperienza in studio in cui ho iniziato a capire l’importanza della cura del suono e di ogni singolo colpo, fino ad arrivare al primo disco; che dire, penso che per un musicista avere i propri pezzi registrati su un disco e vedere che alla gente piace sia la cosa più bella e gratificante che ci sia.

-Attualmente invece in quali progetti sei coinvolto?

Attualmente sono ancora nella mia storica band, gli Acid Brew, con cui suono da 6 anni. Quest’anno abbiamo inciso il nostro primo disco che, se devo dire la mia, è andato alla grande e ci ha fatto fare un sacco di date, più delle aspettative! Per chi fosse curioso è disponibile su Spotify, Soundcloud, YouTube, ecc. (piccolo..spazio..pubblicità!). Nel corso della mia “carriera” ho anche suonato in qualche cover band e in un progetto di musica elettronica anni 90 suonata dal vivo ma come tastierista, non come batterista.

-Passiamo al lato più legato allo strumento… Qual è il tuo ideale di strumento?

Il mio ideale di strumento? Niente di esagerato, semplice e che abbia un bel suono grezzo anni 70!

-Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette

Batteria:Ludwig Accent Custom (che mi accompagna da quando ho iniziato e che difficilmente cambierò) formata da cassa 22×18,tom 13 e timpano 16.

Rullanti:Ludwig Accent Custom 14×6,Tama Starphonic in alluminio 14×5,5 e Peace in bronzo martellato 14×4.

Piatti: Hi-Hat Zildjian Z3 14” sound edge,crash T-Cymbals Swing King 18”,crash Pasha Sirius 18”,splash UFIP Tiger 10” e ride Zildjian ZBT 20”.

Hardware: aste Ludwig e pedale cassa Tama Iron Cobra HP900RN singolo.

Bacchette e pelli: rimango fedele a mr. Remo e mr. Vic Firth.

-Tre momenti fondamentali per il musicista, prove, registrazione in studio e live..Come li affronti?

Sono tutti e 3 momenti importanti ma con alcune differenze. Le prove sono l’inizio, dove ti puoi ancora permettere di sbagliare, sperimentare, osare, ecc. senza far del male a nessuno. La registrazione in studio è il momento in cui dici “Ok, fatto questo so esattamente cosa dovrò fare durante le serate” e ti metti li, col fedele amico click e taaaaantissima pazienza a registrare il tuo disco, demo, singolo o quello che è. Il live è il momento sacro: non aspettavi altro che un bel palco per dimostrare a tutti che il tempo che hai passato chiuso in sala prove invece che al bar coi tuoi amici è servito a qualcosa. E’ formato dal 50% da ansia/concentrazione e dall’altro 50 di “Wooooooo che figata di serataaaa!”, e la parte migliore di tutto questo, oltre al vedere il pubblico che apprezza, è quando a fine serata il fonico si avvicina e ti dice: “Bravo eh,ma al soundcheck non pestavi così tanto!”.

-Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, chi sceglieresti? Domanda volutamente difficile !

Bè senza dubbio Buddy Rich e John Bonham in prima linea,poi come terzo penso che fra i tanti scieglierò Mitch Mitchell, batterista di Jimi Hendrix!

-E invece 3 dischi?

Vedo che vi piace farmi incasinare eh? Mmmmmmmm dunque visto che non ne arrivo a una elenco i primi 3 dischi che ho qua vicino e che stavo ascoltando mentre compilavo l’intervista:

The battle of Los Angeles – Rage Against The Machine

Consoler of the lonely – The Raconteurs

Play – Moby

-In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

Di avere tanta pazienza. A nessuno piace farsi mesi o addirittura 1 anno di solo rullante, lo so, ma bisogna capire che per imparare a suonare uno strumento è necessario avere delle belle basi solide e soprattutto bisogna ascoltare tanta musica,di ogni genere! Che sia rock, jazz, blues, elettronica, classica (che non è assolutamente da sottovalutare, anzi), metal, pop…l’importante è ascoltarne tanta per apprendere vari stili musicali.

-Quali sono i tuoi progetti futuri?

Continuare a suonare, quello è poco ma sicuro, e fra 30 anni, con qualche capello in meno e qualche ruga in più, ritirarmi nel mondo del jazz con un set minimalissimo e la bacchetta in traditional. Un sogno.

-Ultima domanda, come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

Come avranno risposto credo in tanti il futuro della batteria è nelle mani dell’elettronica, drum machine, plug-in, VST, ecc. perchè purtroppo anche la musica va al passo con la tecnologia. Di musica elettronica ne ascolto parecchia, nel mio bagaglio musicale ci sono Prodigy, Moby, Daft Punk e compagnia bella, quindi non è che mi dispiaccia, però da batterista spererò sempre in un ritorno al passato, anche perchè parlandoci chiaro non si può eliminare del tutto uno degli strumenti più vecchi del Mondo, e se mai dovesse succedere una cosa simile nessuno ci impedirà di tamburellare su qualsiasi cosa abbia un bel suono!

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