Luca Caserini

sixty

– Partiamo dall’inizio…Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?

Il mio amore per la batteria risale alla mia infanzia.  Sono cresciuto con uno zio fanatico di musica rock/metal e mi ha sempre fatto ascoltare i suoi dischi, già da quando ero ancora nella culla. Il mio passatempo era intrufolarmi di nascosto in camera sua per ascoltare le cassette e spulciare la sua collezione di vinili.  Anche mio padre aveva una discreta collezioni di dischi e metterli sul piatto era qualcosa di magico. La batteria e il ritmo in generale sono sempre state la cosa che mi colpiva di più di quella musica, ma le bacchette le ho prese in mano (purtroppo) solo a 16 anni.

– Come è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

Dopo pochi mesi da autodidatta ho iniziato a prendere lezioni con un insegnante della mia zona, Luigi Civitella, a cui devo moltissimo sia musicalmente che umanamente. Dopo due anni ho continuato gli studi all’Accademia di Musica Moderna di Milano dove ho studiato con Franco Rossi e Luca Turolla  diplomandomi nel 2011 e dove ho avuto le prime esperienze con didatti internazionali (che mi mettevano costantemente al tappeto). Dopo qualche anno lontano dai libri ho da poco ricominciato a prendere lezioni da Giorgio di Tullio che sta cercando di riportarmi sulla retta via!

– Parliamo ora delle tue esperienze artistiche, puoi raccontarci le tappe più importanti?

Le primissime esperienze live sono arrivate con i Cherry Noir assieme a Fulvio Carlini (con cui ho poi fondato i Sixty Miles Ahead) e Silvia Ottanà (Adam Carpet, Francesco Sarcina, Vittoria & The Hyde Park). Oltre a varie formazioni rock ho poi suonato in situazioni più particolari come il Drum&Percussion di Luca Turolla e la Ubuntu Orchestra di Paolo De Stefano. Nel 2011 ho fondato la mia attuale band, i Sixty Miles Ahead con i quali ho pubblicato tre dischi e suonato molto dal vivo, anche a fianco di alcuni grandi della scena rock/metal internazionale. Sono stato batterista nella band metal sperimentale “Acid Ocean” sia in studio che in una serie di concerti piacevolmente bizzarri!

– Attualmente invece in quali progetti sei coinvolto?

Al momento mi sto dedicando completamente ai Sixty Miles Ahead e all’uscita del nuovo album “Insanity” pubblicato per l’americana Eclipse Records. L’album è uscito il 21 ottobre scorso e stiamo iniziando a promuoverlo sui palchi italiani e nelle radio italiane ed estere. Allo stesso tempo porto avanti il mio lavoro di insegnante di batteria in alcune scuole dell’hinterland milanese.

– Passiamo al lato più legato allo strumento… Qual è il tuo ideale di strumento?

Sono stato un profondo sostenitore del “less is more” e mi hanno sempre affascinato i batteristi che riescono a trovare soluzioni creative e buone sonorità da kit poco elaborati. Ma ammetto che c’è una buona dose di pigrizia in questo, quindi sto provando a sperimentare un po’ di più!

Sono passato da un classico rock 24/13/16/18 a un set più “agile” 22/8/12/16/18

– Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette

Ho da poco ricevuto il nuovo set Respighi Drums realizzato da Liuteria Respighi in occasione del nostro nuovo album. E’ un set artigianale in pioppo (legno considerato “povero” ma facile da lavorare e dal suono molto interessante) realizzato in legno massello a doghe orizzontali.  E’ un metodo di costruzione che non conoscevo e che mi ha fatto innamorare al primo colpo, vi consiglio di fare un giro su http://www.respighidrums.com! Uso da sempre piatti UFIP, mentre per pelli e bacchette mi piace sperimentare e cambiare spesso, al momento uso pelli REMO e bacchette VATER 3A.

– Tre momenti fondamentali per il musicista, prove, registrazione in studio e live..Come li affronti?

Le prove solitamente le affronto arrivando in ritardo (ho un problema serio a riguardo) ma per quanto mi riguarda potrebbero durare ore e ore, quando c’è l’alchimia giusta è bello provare e riprovare fino allo sfinimento. Per le registrazioni cerco di arrivare il più preparato possibile e con le idee chiare ma mi affascina anche poter avere il tempo di sperimentare, sbagliare, scegliere soluzioni diverse se devo registrare la mia musica. Per questo motivo ho deciso di registrare le batterie del nostro ultimo album da solo nello studio della band. E’ stato faticoso e non so se lo rifarò in futuro, ma sono molto soddisfatto. Per quanto riguarda i live cerco di scaldarmi adeguatamente e di arrivare allo show il più rilassato possibile. Penso sia importante gestire al meglio la parte tecnica per evitare situazioni di panico dell’ultimo minuto (che puntualmente accadranno ugualmente).

– Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, chi sceglieresti? Domanda volutamente difficile !

Amo alla follia Roy Mayorga negli Stone Sour, penso che sia estremamente sottovalutato e cha abbia suonato delle parti di batteria bellissime. Un altro batterista che non riesco a smettere di ascoltare è Steve Jordan, l’ho scoperto nel John Mayer Trio e adesso sto risalendo a tutta la sua discografia… groove, gusto, tiro… pazzesco. Non posso non nominare John Bonham, lui è più una divinità che un idolo.

– E invece 3 dischi?

Difficilissimo!

Pearl Jam – Ten

Stevie Ray Vaughan – Couldn’t Stand The Weather

Queens of The Stone Age – Songs For The Deaf

– In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

Oggi ci sono così tante cose tutte a portata di un click che è facile perdersi. Consiglio di suonare tanto con altri musicisti e di studiare poche cose alla volta ma con metodo o con l’aiuto di un insegnante, fino a che non le si padroneggia veramente fino in fondo. Consiglio di imparare ad ascoltare,  guardare e  rubare dai musicisti preferiti e dai grandi del passato. Perché tante cose vanno al di là degli spartiti e delle lezioni ma vanno “sentite” sotto la pelle e dallo stomaco.

– Quali sono i tuoi progetti futuri?

Stanno arrivando tante novità per i Sixty Miles Ahead quindi spero che vada tutto in porto e che ci sarà da suonare tanto e in posti nuovi. Ci sono dei brani strumentali a cui sono molto legato scritti circa 7 anni fa con Diego Cavallotti (ora in tour con i Lacuna Coil) che aspettano solo di essere registrati, forse il 2017 sarà l’anno buono.

– Ultima domanda, come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

Lo vedo bene anche se negli ultimi anni la batteria è di nuovo sparita soprattutto nella musica pop ma anche in certe frange del rock/metal, in favore di loop elettronici e campionamenti esagerati. Penso che a breve si tornerà al sound acustico e alle batterie suonate. E’ un processo ciclico tra innovazione e tradizione che non penso si potrà mai fermare. Una buona batteria suonata da un batterista di talento è insostituibile sia in studio che soprattutto dal vivo.

www.sixtymilesahead.com

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