Enrico Brugali

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(Foto: Valentina Cipriani http://www.valentinacipriani.com/)

– Partiamo dall’inizio…Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?

La mia passione per la batteria è nata quando avevo 11 anni grazie al mio insegnante di musica delle medie che spronava tutti noi ad appassionarci allo studio di uno strumento musicale!

– Come è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

Dopo aver scoperto la mia passione per la batteria, mi sono iscritto ad un corso presso la scuola di musica di Osio Sopra che ho frequentato per 8 anni, all’inizio con l’insegnante Alessandro Cavalleri e poi con Raffaele di Gioia.

– Parliamo ora delle tue esperienze artistiche, puoi raccontarci le tappe più importanti?

Ho avuto il piacere e la fortuna di poter suonare in molte situazioni di una certa rilevanza e di poter condividere il palco con un sacco di artisti che ammiro e apprezzo (Area, Calibro 35, Marta sui tubi per citarene alcuni). La tappa più importante però credo sia stata qualche anno dopo i miei primi concerti. Prima durante i live ero sempre preoccupato, avevo paura di sbagliare e temevo il giudizio del pubblico, ma ad un concerto mi sono reso conto che se sul palco mi divertivo senza pensieri questa cosa si trasmetteva al pubblico e che il live ne guadagnava un sacco. Da quel momento quando suono svuoto completamente la testa e mi godo il concerto al 100%.

– Attualmente invece in quali progetti sei coinvolto?

Attualmente suono con i Karenina, con Le Capre a Sonagli e con i While Sun Ends.

– Passiamo al lato più legato allo strumento… Qual è il tuo ideale di strumento?

Non credo esista uno strumento ideale, infatti per quello che ho visto i miei gusti in fatto di batteria nel tempo sono variati molto. Personalmente preferisco uno strumento che abbia una forte personalità ma che allo stesso tempo sia adatto al contesto in cui viene utilizzato perché lo strumento giusto nella situazione giusta può valorizzare davvero al meglio tutto il contesto musicale.

– Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette

In base al gruppo utilizzo setup diversi: con Le Capre a Sonagli suono con cassa rullo e timpano, con i While Sun Ends aggiungo un tom mentre con i Karenina suono senza cassa ma solo con rullante e timpano.

La mia batteria è una Ludwig Chrome Over Wood in acero di inizio anni 80 con cassa da 24”x 14” e timpano da 16” con pelli Evans (Emad per la cassa, EC2 coated per il timpano e G2 clear per il tom da 13”).

Utilizzo diversi rullanti in base alla situazione: con Le Capre a Sonagli utilizzo un “Tommante” 🙂 , un rullo Ddrum in acero 14”x 9” ottenuto da un tom accordato piuttosto basso con una Remo Emperor X. Altrimenti utilizzo un Ludwig in acciaio anni ‘70 14”x 6,5” con Remo Ambassador X14.

Per i piatti sono sempre stato un grande appassionato Paiste e ho un set di 2002 formato da Medium Hihat da 14”, crash da 20” e ride da 22”. Il grosso pregio e allo stesso tempo “difetto” di questi piatti è che hanno un volume incredibile quindi dal vivo giro con un set Paiste economico che mi permette di suonare anche in posti piccoli senza troppi problemi di volume e rientri. Non sono il massimo ma, soprattutto con Le Capre a Sonagli, con il loro poco volume e un decay piuttosto corto si sposano bene nel contesto anche se attualmente sono alla ricerca di un nuovo set da live con sonorità un po’ più scure.

Per l’hardware non uso nulla di particolare, ho acquistato tempo fa un set di meccaniche comprese di pedale singolo Tama Roadpro e mi sono trovato piuttosto bene, mentre con i While Sun Ends utilizzo un doppio pedale Tama Iron Cobra.

Per quanto riguarda le bacchette utilizzo delle 5B Vater con cui mi trovo piuttosto bene in termini di durata e feeling sulle mani.

– Tre momenti fondamentali per il musicista, prove, registrazione in studio e live..Come li affronti?

Sono 3 momenti molto importanti per ogni musicista: le prove sono sicuramente il momento più variegato in cui si passa dalla creazione dei pezzi alla preparazione del live e permettono di lavorare sui pezzi a 360 gradi potendo curare ogni minimo dettaglio. Le registrazioni in studio permettono di fissare tutto il lavoro fatto in sala prove ed è una situazione a cui mi sono abituato registrando e registrandomi spesso. Il live invece a mio parere va vissuto svuotando completamente la testa perché è un momento in cui bisogna dare il massimo senza perdersi in troppi ragionamenti mettendo a frutto il lavoro fatto in sala prove.

– Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, chi sceglieresti? Domanda volutamente difficile !

Domanda decisamente difficile! Sicuramente il primo che mi viene in mente è John Bohnam perché mio padre da ragazzino mi  faceva ascoltare spesso i Led zeppelin e il suo drumming è davvero incredibile. Altri 2 batteristi che personalmente apprezzo molto sono Josh Freese che ha registrato una valanga di dischi con un suono e un drumming che trovo sempre adatto al contesto e Benny Greb che ha un suono e un groove davvero pazzeschi.

– E invece 3 dischi?

Anche questa è molto difficile! I primi 3 che mi vengono in mente sono Dividing Opinions dei Giardini di Mirò, Blackwater Park degli Opeth e Thirteen Steps degli A Perfect Circle.

– In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

Per chi vuole iniziare sicuramente il consiglio che posso dare è suonare il più possibile e più cose possibili e differenti fra loro. Inoltre è importante avere molta pazienza, per sviluppare il suono e la velocità ci vogliono tempo ed impegno.

– Quali sono i tuoi progetti futuri?

Con i While Sun Ends abbiamo appena presentato il nostro ultimo disco Terminus e lo stiamo suonando live, con Le Capre a Sonagli stiamo per registrare il nostro prossimo disco che uscirà a marzo con tour annesso mentre con i Karenina siamo in fase di scrittura del prossimo album.

– Ultima domanda, come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

Il crescente utilizzo di drum machine nella musica di oggi può sembrare una specie di “minaccia” nei confronti della batteria acustica, ma personalmente credo che tutto ciò possa essere una spinta verso qualcosa di nuovo, verso l’integrazione della batteria in contesti diversi, la ricerca di nuove sonorità e una sperimentazione maggiore.

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