Valerio Bruni

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Partiamo dall’inizio… Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?

Ciao a tutti e grazie per questa intervista.

Il mio primo contatto con la musica risale a quando, da piccolo, vedevo mio padre suonare con il suo gruppo. Lui era tastierista ma la batteria mi è rimasta impressa.

Ricordo che con dei cucchiai da cucina fingevo di suonare sopra dei cuscini che mi mettevo intorno, come se fossero i pezzi della batteria.

Fino ai 17 anni però la mia passione è stata la pallacanestro. Mi sono riavvicinato solo a quell’età alla musica.

– Come è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

Una sera, ormai diciassettenne, incontrai l’amico di un amico che suonava la chitarra e che stava cercando un batterista alle prime armi per il suo gruppo. Gli dissi: “vengo io!”

Ci trovammo e alla fine fui ingaggiato. Fino ad allora non avevo mai preso in mano le bacchette. Volevo solo provare.

Passai del tempo a strimpellare per conto mio senza troppo impegno. Poi un bel giorno, decisi d’iniziare a prendere lezioni (i classici quarantacinque minuti a settimana). Inizialmente andava bene così ma con il tempo mi resi conto che volevo approfondire la cosa a livello professionale.

Andai a Milano e per quattro anni mi dedicai completamente alla musica sotto la guida del Maestro Tullio De Piscopo.

Attualmente studio ancora per conto mio. Non si finisce mai!

Parliamo ora delle tue esperienze artistiche, puoi raccontarci le tappe più importanti?

Sicuramente studiare con il Maestro De Piscopo è stato fondamentale. Nonostante non sia esattamente un batterista Rock è con lui che ho imparato a suonare.

Ho avuto il piacere d’incontrare Dave Weckl ad una masterclass sulla tecnica, l’impostazione e l’approcio allo strumento.

Ho girato e sto girando ancora molto con il mio progetto principale (Gecofish) per locali e festival dove, incontrando tante band, cerco sempre di “rubare” qualcosa agli altri batteristi a livello musicale.

L’estate scorsa inoltre, mentre registravo l’album “Nonostante Tutto” con i Gecofish all’EDAC Studio di Davide Lasala, lavoravo in contemporanea alla registrazione di un altro album per un cantautore (Paolo Venturini) presso l’Auditoria Records di Antonio “Aki” Chindamo.

E’ stato un periodo davvero intenso e istruttivo perché mi sono ritrovato a suonare due generi opposti in due studi dal metodo completamente differente. A partire dalla fase di registrazione arrivando al modo di vedere e affrontare il mondo della musica. Da una parte si respirava l’ Underground italiano e dall’altra il Mainstream.

Dall’Edac Studio sono passati artisti come Roberta Sammarelli (Verdena), Dellera (Afterhours), Enrico Gabrielli (Calibro35) ecc… Dall’Auditoria Records: Nek, Raphael Gualazzi, Alessio Bernabei ecc… due mondi diversi insomma.

– Attualmente invece in quali progetti sei coinvolto?

Attualmente sono in tour con i Gecofish per promuovere “Nonostante Tutto”. Stiamo suonando tanto e le cose vanno bene. In particolare in questi ultimi anni abbiamo avuto l’occasione di condividere il palco con: iMinistri, Lo Stato Sociale, Francesco Motta, Giorgio Canali, Diaframma, The Bastard Sons Of Dionisio e altri. Sono molto contento di queste esperienze.

Da quest’anno ho anche iniziato a collaborare come turnista per Auditoria Records. È uscito tra l’altro pochi giorni fa il singolo “L’ultima Volta” di Alex Normanno dove ho suonato la batteria.

Sto lavorando con Paolo Venturini e gli altri due ragazzi della band (Aaron Parolin, Carlo Fadda) per preparare il live del suo album d’esordio (Lettere Mai Spedite).

Insegno batteria privatamente e frequento un corso di Manutentore Del Verde alla Fondazione Minoprio.

La natura mi è sempre piaciuta ed è il mio “piano B”. In realtà sarei anche elettricista ma non ho mai praticato. Ho preso il mio attestato e subito dopo mi sono lanciato nella musica. Da allora faccio questo mantenendomi con lezioni e altri lavoretti.

Passiamo al lato più legato allo strumento… Qual è il tuo ideale di strumento?

Ho provato diverse batterie suonando in giro e la mia rimane la migliore.

Non perché sia davvero la migliore ma perché secondo me, lo strumento ideale, è quello che riesce ad avvicinarsi il più possibile al proprio gusto personale.

Ho provato batterie più costose e pregiate della mia ma accordate secondo il gusto di altri, e non mi sono piaciute.

In generale penso che la qualità dei materiali, l’accordatura e il tocco del batterista facciano la differenza.

Poi a seconda del genere che suoni sceglierai un setup piuttosto che un altro, un’accordatura piuttosto che un’altra ecc…

– Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette.

Batteria: Yamaha Stage Custom.

Rullante: Pearl 14 X 6,5 Ian Paice Signature.

Piatti Sabian: AAX X-PLOSION CRASH 18” , AAX STUDIO CRASH 18” , HHX EVOLUTION RIDE 20” Dave Weckl Signature , AAX STAGE HATS 14”.

Pelli Remo: PowerStroke 3, Controlled Sound, Pinstripe Clear.

Pedale singolo: Tama – Iron Cobra Powerglide.

Bacchette: VicFirth 5B.

Tre momenti fondamentali per il musicista, prove, registrazione in studio e live.. Come li affronti?

Con i Gecofish abbiamo iniziato a registrare le prove da un paio d’anni. Ognuno di noi lavora singolarmente a casa e poi ci troviamo con idee un po’ più definite cercando di sfruttare il tempo al meglio.

Lavorare in studio mi piace. Momenti di totale concentrazione ed eccitazione perché finalmente, dopo mesi di composizione, tutto prende una forma definitiva.

Il concerto è la cosa più bella!

Prima di affrontare il palco però, in base a quanta gente c’è, varia la mia ansia. Io sono una persona piuttosto timida e salire su un palco davanti a persone che ti guardano e aspettano che tu le intrattenga, va abbastanza in conflitto con la mia natura.

Cerco sempre di immaginarmi come se fossimo in sala prove. Nessuno intorno. Una volta superato il primo pezzo della scaletta, tutto inizia a quadrare, mi parte l’adrenalina e non vorrei più scendere dalla “giostra”!

Suonare live è la mia terapia contro la timidezza e il mio più grande divertimento.

– Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, chi sceglieresti? Domanda volutamente difficile !

Ti dico i primi tre che ho seguito: Chad Smith, Dave Weckl e Gavin Harrison.

E invece 3 dischi?

Difficile anche questa. The Dark Side Of The Moon, Wasting Light, Stadium Arcadium.

In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

Trovare un buon insegnante che trasmetta passione per la musica e solide basi.

Essere costanti, precisi e pazienti nello studio. Sforzarsi d’imparare sempre cose nuove perché è l’unico modo per progredire. Cercare altri musicisti, suonare insieme e confrontarsi. Ascoltare un po’ di tutto. Capire che strada si vuole prendere e lavorare in funzione di quello.

Voglio suonare per hobby o professionalmente? Voglio fare il turnista? Voglio sfondare con una band? Voglio lavorare in studio? Voglio fare l’insegnante? Ecc.. Si può scegliere più di un percorso chiaramente.

Sapere che se vuoi affrontarla professionalmente servono tanto tempo, tanti investimenti (anche economici) e non basta solo essere bravi con lo strumento.

Insomma, non è una strada in discesa ma regala soddisfazioni ed emozioni ad ogni passo.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Realizzare il prossimo disco, fare il prossimo concerto e godermi ogni momento.

Ultima domanda, come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

Dipende di cosa parliamo.

Se intendi quello che passano quotidianamente in televisione e nelle radio italiane tutto il giorno, ti basta saper suonare la Disco music e il Reggaeton con la batteria. Probabilmente però gli “addetti ai lavori” opteranno per una drum machine che non devono pagare e che tira più dritto di te.

Se invece parliamo di Musica… immagino che la batteria e i batteristi avranno vita eterna.

Ciao, grazie

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