Michelangelo Naldini

dsc_0179_– Partiamo dall’inizio…Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?

A 17 anni, con alcuni amici metallari come me: decidemmo che avremmo dovuto mettere su una band, nessuno sapeva suonare la batteria, così decisi di prendere io l’incarico!

– Come è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

Ho iniziato con un paio di anni di lezioni private con Gianni Trevisani, che non ringrazierò mai abbastanza per avermi impostato in maniera corretta. In seguito decisi che era ora di approfondire gli studi in maniera più strutturata, e mi iscrissi alla “Music Academy 2000” di Bologna dove ho avuto la possibilità di studiare con grandi batteristi come Paolo Valli, Bruno Farinelli, Andrea Ge e Filippo Mignatti. Mi sono diplomato nel 2005 e da allora ho proseguito gli studi in solitaria.

– Parliamo ora delle tue esperienze artistiche, puoi raccontarci le tappe più importanti?

Ho suonato per anni con una band di nome Convergence con la quale abbiamo fatto un paio di tour europei ed inciso due dischi; in seguito mi sono dedicato ad un nuovo progetto dove ho suonato anche la chitarra e scritto la maggior parte dei brani a nome Violet Gibson, siamo stati in giro per un po’ suonando parecchio in Italia. Ho avuto anche un’esperienza come turnista per un cantautore belga di nome “Stash” abbastanza famoso nella sua patria natale.

– Attualmente invece in quali progetti sei coinvolto?

Da tre anni a questa parte faccio parte dei Celeb Car Crash, suoniamo Rock anni 90 ed è stata una delle scelte più felici che potessi  fare. Quando il progetto è nato, io stavo suonando con altre 3 formazioni senza risultati degni di nota, ed ero abbastanza frustrato dalla cosa. Di conseguenza quando mi trovai coinvolto nella nuova band presi la palla al balzo per mollare tutto il resto e concentrarmi al 100% sulla nuova creatura. In 3 anni abbiamo pubblicato 2 album e 2 EP, abbiamo fatto circa 100 concerti in 5 paesi diversi suonando da spalla a band come Coheed and Cambria, Gotthard e Lacuna Coil, ed abbiamo vinto il prestigioso Red Bull Contest, all’interno del quale ho ricevuto anche il premio come miglior batterista. Ora stiamo promuovendo il nostro nuovo disco “People Are The Best Show”, che sta raccogliendo ottimi consensi!

– Passiamo al lato più legato allo strumento… Qual è il tuo ideale di strumento?

Mi piacciono le batterie semplici e con suoni molto profondi per quanto riguarda i fusti, mentre per il rullante sono un grande fan della pacca secca e potente, non mi piacciono molto i rullanti accordati bassi e con molta cordiera. Come piatti invece preferisco i suoni scuri per Hi Hat e Crash mentre i Ride li preferisco più pungenti e precisi.

– Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette

In questo periodo lavoro con un’azienda di Imola che si chiama “Vibe Drum” che produce delle batterie interamente in alluminio che suonano da paura! Utilizzo un set con cassa da 24×18, timpano 16×16 e tom 12×10, mentre il rullante è un 7×14 sempre in alluminio. Dal vivo uso piatti Ufip ed in studio Sabian; solitamente ho un classico Hi Hat da 14”, un Crash da 18” ed uno da 20”, un Ride da 22” ed un China da 18”. Per le bacchette da tanti anni sono endorser di “Ideas For Drummer” un produttore italiano di altissima qualità e utilizzo delle classiche 5b.

– Tre momenti fondamentali per il musicista, prove, registrazione in studio e live. Come li affronti?

Da tanti anni uso il metronomo come base per ognuna di queste tre situazioni: ormai è un fidato compagno di viaggio che mi aiuta a non strafare e rende tutto più facile! Dal punto di vista psicologico di solito rendo meglio nei live che in sala prove, dove mi concentro più sul ripassare le strutture piuttosto che sulla prestazione generale. Per quanto riguarda lo studio, avendone uno personale, ho fatto moltissima pratica di registrazione e devo dire che in questi anni mi sono divertito molto a sperimentare suoni e groove che non avevo curato in maniera appropriata durante i miei anni in accademia. In ogni caso la mia dimensione preferita rimane quella “Live”, l’energia e l’emozione che si prova dal vivo è unica ed inimitabile!

– Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, chi sceglieresti? Domanda volutamente difficile !

Dunque…

  • Lars Ulrich: un batterista tecnicamente limitato ma con un tiro ed un energia unica. Ha inventato letteralmente un modo di suonare metal, ed è stato forse il primo batterista/frontman della storia della musica. Ispirazione continua per me!
  • Dave Grohl: cosa dire che non sia stato già detto sul buon Dave. Quello che tocca lo trasforma in oro grazie ai suoi groove pieni di potenza e inventiva. Anche lui, come Lars, possiede un suono ed un modo di portare il tempo riconoscibile fra mille, e penso che questa sia la qualità migliore per un batterista.
  • Thoma Haake: un musicista senza paragoni. Tecnicamente senza rivali nel mondo del Metal e non, ha inventato un modo tutto suo di intendere la ritmica, con soluzioni dispari su tempi pari e uno stile anche in questo caso inimitabile.

– E invece 3 dischi?

  • Master Of Puppets: il disco che ogni metallaro dovrebbe sapere a memoria. La bibbia del Metal.
  • Chaosphere: i Meshuggah nella loro versione più pesante e cervellotica. Tutt’ora un album che suona fresco e fuori dal tempo.
  • Periphery III : uscito quest’anno, ma a mio avviso la cosa più interessante che il Metal internazionale abbia tirato fuori negli ultimi 15 anni. Ritmiche favolose e melodie uniche, condite da una preparazione tecnica fuori dal comune!

– In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

Consiglio sempre di iniziare con un maestro che possa darti le giuste basi. Molti batteristi non riescono a superare i propri limiti per via di carenze tecniche acquisite in fase iniziale, e che difficilmente possono essere corrette dopo anni di attività

– Quali sono i tuoi progetti futuri?

Per il prossimo anno sarò in giro con i Celeb Car Crash per promuovere il nuovo disco; suoneremo molto in Italia ed abbiamo già un tour in UK ed uno in Olanda programmati. Nel frattempo stiamo preparando una nuova uscita discografica da pubblicare nel 2017, quindi mi aspetta tanto lavoro in studio!

– Ultima domanda, come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

Credo che il futuro della batteria sia molto legato al destino della musica Rock che, purtroppo, vive un momento di grande difficoltà e manca del ricambio generazionale. La nuova musica che avanza, fatta di batterie programmate e campioni, non lascia molto spazio alla crescita del nostro strumento, svilendolo al ruolo di semplice sottofondo sintetico. Spero vivamente che la tendenza si inverta, altrimenti saremo destinati a guardare al passato per tanti anni a venire.

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