Edo Sala

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– Partiamo dall’inizio…Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?

Tutto è nato per colpa di un live degli Iron Maiden, “A Real Live One”; passando in quello che allora era uno dei negozi di dischi più grossi di Lecco, notai subito la copertina e senza granché conoscerli decisi che dovevo comprarla. Quel disco si apriva con la rullata di “Be Quick or be Dead”, tanto semplice quanto efficace e capace di farmi venir voglia di pestare su qualsiasi cosa trovassi nei dintorni! Quindi, grazie al buon Nicko McBrain e al suo fantastico sorriso, ai tempi passavamo ore la domenica guardando i video live che passavano su Video Music.

– Come è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

Inizialmente suonare era solo un pretesto per trovarsi con gli amici, ma piano a piano la cosa si trasformò e sentii l’esigenza di provare ad imparare seriamente; dopo qualche dritta di un amico, iniziai a seguire un corso, ma non durai molto… volevo imparare a suonare heavy metal e soprattutto ad usare la doppia cassa per poter suonare One dei Metallica! Avendo di fronte un maestro che non conosceva neanche chi fossero, decisi di comprarmi gli spartiti originali e  proseguire da solo. Anni dopo rimpiango questa mia testardaggine, il maestro era davvero eccezionale ma allora non ero sicuramente pronto per capirne le qualità. Continuai così fino alla fine dell’anno da obbiettore di coscienza; decisi di riprendere il percorso di studi con un altro insegnante, Pietro Stefanoni, che tuttora dopo oltre 15 anni ogni giorno è sempre fonte di consigli, idee e mazzate nei denti! Nel corso degli anni devo anche ringraziare altre persone che mi hanno dato un sacco di consigli e stimoli, fra cui Alessandro Chiara e Franco Penatti.

– Parliamo ora delle tue esperienze artistiche, puoi raccontarci le tappe più importanti?

La prima band di musica originale si chiamava Madrygahl; eravamo partiti suonando cover di Metallica, Megadeth, Iron Maiden e gente simile, per poi iniziare a scrivere pezzi originali più in stile Blind Guardian e Gamma Ray. Incidemmo un primo disco auotoprodotto chiamato “Dreamless Falling”; piacque ad un’etichetta italiana – Underground Symphony – e riuscimmo a vendere una discreta quantità di copie soprattutto all’estero, permettendoci di investire per il secondo disco, “Never and Ever”. Purtroppo eravamo giovani e poi la strada si divise, ma siamo al lavoro per una sorpresa, spero a breve! Dopo questa bella esperienza iniziai ad insegnare insieme al mio Maestro al Laboratorio Musicale di Lecco e a suonare anche in cover band o situazioni pop per potermi dedicare solo allo strumento; nel 2009 poi conobbi i Folsktone e dal 2010 sono entrato in pianta stabile con loro. In sei anni abbiamo fatto davvero un sacco di concerti in giro per lo Stivale e anche in Europa, ormai all’attivo ci sono ben 5 dischi ed un dvd live.

– Attualmente invece in quali progetti sei coinvolto?

Il progetto principale sono ovviamente i Folkstone, poi stiamo terminando le registrazioni del primo cd degli Instant Karma, un nuovo progetto rock con alla voce Marco Sivo; spesso suono con il chitarrista Gianluca Ferro e a breve andremo negli USA per dei concerti di spalla al suo nuovo disco appena uscito. Per il resto sono sempre impegnato con il mio tributo ai Pantera – Vulgar – e diverse altre band di cover rock e metal e pure Johnny Cash. Per il resto gran parte del mio tempo lo passo nel mio studietto a registrare canzoni o video per Drumset Mag, la rivista di batteria che porta avanti il discorso dello storico Percussioni; sono ormai più di dieci anni che fra interviste, recensioni, trascrizioni e video collaboro col Direttore Alfredo Romeo ed ho avuto modo di conoscere quasi tutti i miei idoli musicali.  Tutto il materiale che registro è online sul mio canale Youtube! Per finire, collaboro con la Chocolate Audio per la registrazione di campioni in studio, fra cui quelli recentemente usciti ispirati al Black Album dei Metallica.

– Passiamo al lato più legato allo strumento… Qual è il tuo ideale di strumento?

Non esiste in realtà, dipende da cosa devi o vuoi suonare! Una volta che è comodo, ben posizionato e ti permette di fare ciò che hai in testa o serve allo specifico contesto, va bene.

Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette

Ho la fortuna di avere degli sponsor che mi supportano in tutto e per tutto da molto tempo; per quanto riguarda le batterie ho diverse Ludwig, con misure molto diverse tra loro. I set che uso più spesso sono delle repliche dello Zep Set in acero, quindi con fusti di grandi dimensioni, a partire dalla cassa da 26” – se mi trovo però a suonare col tributo a Cash, la cassa diventa però una 20”. Per i piatti uso principalmente le serie RUDE e 2002 della Paiste, ma ho anche diversi Signature per situazioni più morbide o per registrazioni in studio. Pelli Remo, powerstroke 3 sulla cassa, CS coated sul rullante mentre per i tom emperor clear come battente e diplomat clear come risonanti. Bacchette Vic Firth, e anche qui dipende da cosa sto suonando; vado dalle 8° alle Classic Metal. E ovviamente, un super ringraziamento ad Aramini e allo staff dei quattro marchi, sono tutte persone fantastiche con cui ho avuto modo di lavorare più volte, esperienze sempre fantastiche!

– Tre momenti fondamentali per il musicista, prove, registrazione in studio e live.. Come li affronti?

Si parte andando alle prove con le parti già scritte e ben studiate, così da sistemare tutti i dettagli una volta definiti i vari obbligati ed arrangiamenti con il resto della band, in modo da poterle poi studiare bene a casa; live di solito cerco di restare il più fedele alle linee scritte, perlomeno con i progetti di musica originale. Poi si sa, sul palco scatta spesso il satana o la demenza, alcune cose possono diventare meno schematiche. In studio, bisogna essere capaci di restare molto concentrati a lungo e picchiare forte, il più forte possibile; anche saper scrivere e leggere dei cambi decisi al momento è fondamentale, cercando di adattarsi a ciò che vuole chi sta dietro la consolle o l’artista di turno.

– Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, chi sceglieresti? Domanda volutamente difficile !

Per rispondere, credo mi basti pensare allo scaffale delle mie trascrizioni; quali sono i tre batteristi sui quali ho passato più ore, fra cuffie e bacchette? senza ombra di dubbio Lars Ulrich, Vinnie Paul e Nick Menza. Poi ce ne sono molti altri, ovvio; l’ultimo che mi ha colpito in particolare è Moilanen, il nuovo acquisto dei Katatonia. Mi sto divertendo parecchio a trascrivere e imparare le canzoni dell’ultimo disco, è un buon mix fra “vecchio e nuovo”, un po’ come altri artisti del calibro di Hoglan, Reinert e il “nostro” Giuseppe Orlando.

– E invece 3 dischi?

Se mi fermo a pensare a tre dischi che mi hanno spiazzato al primo ascolto per idee e suoni quando iniziavo a suonare, mi è impossibile non menzionare Far Beyond Driven dei Pantera, Burn my Eyes dei Machine Head e Symbolic dei Death.

In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

Di suonare il più possibile con altri musicisti in sala prove, cercando di prestare molta attenzione alla mano destra del bassista; ovviamente studiare il maggior numero possibile di brani, cercando di trascrivere e analizzare i grooves in funzione del brano e degli altri strumenti.

– Quali sono i tuoi progetti futuri?

Cercare di migliorare i vari aspetti del mio lavoro, che sia studiare, migliorare la mia sala di registrazione, suonare o insegnare – mi trovate al Laboratorio Musicale di Lecco o al Nerolidio di Como per chi fosse interessato per lezioni! Ci sono molti aspetti che ancora non mi soddisfano, ci si lavora piano a piano. C’è il nuovo disco dei Folkstone a cui iniziare a pensare e in più con Federico Maffei – mio compagno di ritmica sul palco in più gruppi – stiamo lavorando a diversi video e brani da registrare; vedremo cosa salta fuori!

– Ultima domanda, come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

Sinceramente non molto diverso dagli anni 90 o prima; non credo sia il batterista o un musicista in particolare a fare la differenza ma sempre la validità e la freschezza della proposta musicale. Se penso ai miei allievi, il vero problema per i giovani di adesso è l’avere la possibilità di mettersi alla prova su un palco, dato che i locali sono sempre meno, così come la cultura musicale generale; ma questo è un discorso molto ampio….

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