Davide Pasculli

davide-pasculli– Partiamo dall’inizio…Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?

Nasce quasi per gioco nel 2008, quando facevo la prima media. Proprio nel momento in cui la musica iniziava ad assumere per me un ruolo di importanza quasi vitale, il mio compagno di banco dell’epoca mi parlò di un batterista che dava lezioni nei pressi di casa sua. Colsi subito l’occasione e mi iscrissi. Da lì in poi le cose sono andate sempre in crescendo.

– Come è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

    Ho studiato per tre anni e mezzo, più o meno. In seguito ho deciso di continuare il percorso da solo confrontandomi con i miei amici batteristi e selezionando “modelli” (spesso appartenenti alle band che ascolto) da analizzare e magari emulare.

– Parliamo ora delle tue esperienze artistiche, puoi raccontarci le tappe più importanti?

La più importante è sicuramente quella che mi ha portato a conoscere Gabriele e Danilo con i quali condivido il progetto The Pier (oltre che un appartamento a Roma). Grazie a questa esperienza ho consolidato il mio modo di suonare e ho scoperto nuove vie espressive legate alla batteria. Una marcia in più mi è stata data anche dall’esperienza che ho avuto con una big band: ho imparato a comprendere e a suonare nuovi generi. In realtà ogni musicista con cui mi sono interfacciato mi ha lasciato qualcosa; ogni tipo di esperienza è stato produttivo e mi ha portato a scoprire cose nuove.

– Attualmente invece in quali progetti sei coinvolto?

Oltre ai The Pier (alternative rock/math rock), faccio parte degli Olis, una band post metal.

– Passiamo al lato più legato allo strumento… Qual è il tuo ideale di strumento?

Premettendo che sono legatissimo al mio set di piatti, penso che se dovessi cambiare batteria, passerei ad un set idealmente composto da una cassa da 24”, tom da 12” e doppio timpano (uno da 14” e uno da 16”). Drum Sound sarà sicuramente la mia prossima scelta (appena ne avrò la possibilità).

– Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette

Ho una Gretsch Catalina Ash: la mia prima e unica batteria (cassa 22”, tom 12”, timpano 14”, ho escluso i tom da 10” e 8”) su cui ho montato su un treno di Evans hydraulic black e una Remo powersonic per la cassa. Ho un Supraphonic 14×6,5” (remo ambassador+diplomat) dal quale non mi separerò mai. Per le meccaniche sono fedele alla Gibraltar e alla Tama (ho un o speed cobra che ha dell’incredibile). Il mio set di piatti è composto da un crash Sabian HH 16” e un bash ride Sabian AA 24”; come hi hat uso un 14” dell’Antique Series della Bosphorus. Per quanto riguarda le bacchette, uso delle Pro Mark TX5BW.

– Tre momenti fondamentali per il musicista, prove, registrazione in studio e live..Come li affronti?

Le prove in garage sono un momento di “studio” e apprendimento: vanno affrontate con la massima dedizione. L’attenzione e la precisione sono gli attrezzi migliori per affrontare i due momenti successivi senza difficoltà. Tutto nasce lì, nella saletta.
Il passaggio dello studio può essere molto duro: ci si gioca tutto lì, si è in bilico tra un capolavoro assoluto e una schifezza senza precedenti. Già durante la fase di ripresa bisogna essere super lucidi e consapevoli di ciò che si sta facendo; eventuali insicurezze e/o ansie si ripercuotono inesorabilmente nelle mani del musicista. Se si è sicuri e precisi, il risultato sarà ottimo: le takes dovranno solo essere decorate dal mix e dal master.
Il live è una festa: bisogna creare un rapporto di intesa con il pubblico, il quale deve abbandonarsi totalmente tra le braccia nostre note. Il miglior modo per farlo è essere energici, grintosi e soprattutto sobri (l’alcol va bene, ma dopo la performance; siamo sul palco solo per la nostra musica).

– Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, chi sceglieresti? Domanda volutamente difficile !

Sceglierei Blake Mostyn dei Delta Sleep, Oli Craven dei Crash of Rhinos e Luca Ferrari dei Verdena.

– E invece 3 dischi?

Twin Galaxies dei Delta Sleep, Il Suicidio dei Samurai dei Verdena e In Rainbows dei Radiohead.

– In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

Fidatevi dei vostri eventuali insegnanti ma non prendete per oro colato tutto ciò che vi dicono. Createvi il vostro metodo e siate caparbi. Ascoltate tanta musica.

– Quali sono i tuoi progetti futuri?

Oltre a continuare il percorso con i The Pier e gli Olis, ho intenzione di architettare un progetto solista.

– Ultima domanda, come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

Per la didattica le masterclass online. Nella musica è difficile prevederlo; forse ci si orienterà verso un approccio più serrato e minimale? Non saprei…

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