Alberto Paone

paone– Partiamo dall’inizio…Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?

Il mio amore per la batteria nasce molto presto verso i 9 anni, quando mio padre  mi disse se mi avrebbe fatto piacere  suonare uno strumento ed  io essendo rimasto affascinato dai programmi musicali in tv (i vari top of the pops ecc.) scelsi ovviamente quello che mi sembrava  più rumoroso! Poi andai ad una clinic di Dom Famularo e fu subito colpo di fulmine.

– Come è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

Ho studiato fin dai primi anni con Derek Wilson a cui devo gran parte del mio drumming e della mia attitudine allo strumento, poi ho fatto una piccola parentesi con vari maestri come Roberto Pirami, Cristiano Micalizzi, ma in generale penso di aver sempre preferito suonare effettivamente insieme agli altri più che studiare in sé e per sé.

– Parliamo ora delle tue esperienze artistiche, puoi raccontarci le tappe più importanti?

Ho avuto la fortuna di iniziare molto presto con la mia prima band che si chiamava Libra con cui ho iniziato a far la gavetta vera e propria suonando un po’ dove capitava in giro per l’Italia dall’età di 12 anni fino a poco tempo fa, in seguito mi è capitato di suonare con vari cantautori italiani e stranieri, in particolare ho lavorato con un ragazzo francese, Romain Pinsolle, con cui ho presentato anche un brano per la colonna sonora di un film in concorso al Festival del Cinema  di Venezia e collaborato con Alex Braga (attualmente professore ad Amici) per un suo progetto di musica elettronica, fino ad arrivare all’esperienza con Calcutta che è stata sicuramente il banco di  prova più importante per me fino ad ora.

– Attualmente invece in quali progetti sei coinvolto?

Attualmente ho appena concluso  un tour con Calcutta appunto, che è durato più di un anno, quindi siamo attualmente in pausa. A breve andrò a registrare un disco a Londra per un progetto a cui tengo molto di nome MALIHINI con il produttore di gruppi come Wild Beasts e Ghostpoet e ho vari progetti in cantiere con altre realtà, vediamo come si evolverà il tutto!

– Passiamo al lato più legato allo strumento… Qual è il tuo ideale di strumento?

Io sono molto legato alla ricerca del suono giusto più che al tecnicismo, ho cercato sempre di utilizzare dei set dal suono caldo, misurato ma presente allo stesso tempo, anche ricercando sonorità particolari. In generale una qualità che apprezzo molto in uno strumento è la versatilità, per me uno strumento deve poter suonare in ogni ambito senza risultare fuori luogo, la differenza la deve fare lo strumentista. Negli anni sono comunque stato molto affascinato anche da set per così dire ‘ibridi’ a metà tra elettronica e acustica.

– Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette

Attualmente sto utilizzando una DW Performance cassa tom timpano 22x12x16 con cui mi sto trovando benissimo, pelli Remo Pinstripe rigorosamente sabbiate, hardware Yamaha, piatti Sabian main crash da 18’’, crash ride da 18’’ hi-hat da 14’’ e ride da 22’’e come bacchette utilizzo quasi da sempre Vic Firth 5B.

– Tre momenti fondamentali per il musicista, prove, registrazione in studio e live..Come li affronti?

Per quanto riguarda le prove, per me sono un momento fondamentale nella vita di ogni musicista, la ‘saletta’ è il luogo dove impari a conoscerti e hai il primo approccio con l’’altro’ musicalmente parlando, è una palestra obbligatoria e ci torno sempre volentieri. Il live lo vivo in maniera molto personale, quasi religiosa, specialmente nella fase appena precedente, una volta salito sul palco cerco di lasciarmi andare e di divertirmi, ma ogni sera è diverso il modo in cui percepisci te stesso e la risposta degli altri, la trovo un’esperienza molto profonda, l’esperienza umana per eccellenza. Lo studio penso sia il il luogo più impegnativo con cui confrontarsi specialmente per un batterista, ci sono mille fattori in più, la dinamica, il tocco, il timing, a cui fare riferimento, sicuramente bisogna essere molto presenti a sé stessi quando si registra. Tendenzialmente cerco di presentarmi sempre preparato sulle parti per avere la libertà di concentrarmi principalmente sull’idea che ho in testa della take o del brano che sto per eseguire.

– Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, chi sceglieresti? Domanda volutamente difficile !

Un batterista a cui devo un tributo e che quando ero piccolo mi aveva letteralmente folgorato è sicuramente Steve Gadd, per quanto riguarda la nuova generazione Brian Frasier Moore è un batterista a cui mi ispiro molto, come punto di riferimento nel tempo ti direi Stewart Copeland.

– E invece 3 dischi?

Per la quantità degli spunti, la complessità degli arrangiamenti e l’armonia del tutto ti direi ’10000 Days’ dei Tool che non penso attualmente possa essere inquadrato sotto nessuna etichetta. Un disco ch ho divorato è ’The Suburbs’ degli Arcade Fire, mentre per l’audacia ti direi ‘ To Pimp a Butterfly’ di Kendrick Lamar.

– In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

Di provarci senza remore e con la mentalità più aperta e inclusiva possibile perché la batteria, con un pò di pazienza, ti ripaga di tutta la fatica che inizialmente si fa per entrare nel suo ‘meccanismo’.

– Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sicuramente conto di proseguire con Calcutta per il prossimo album, vorrei ampliare le mie esperienze live e in studio anche con altri artisti magari esplorando ambiti diversi e leggermente fuori dalla mia comfort zone, inoltre cercherò di seguire il tour europeo del progetto che sto seguendo oltremanica impegni permettendo

– Ultima domanda, come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

Io penso che la figura del batterista sia imprescindibile in ogni tipo di genere musicale, e che non sarà mai sostituibile da una macchina per quanto perfetta essa sia, ma un batterista nel 2017 ha il dovere di ampliare il proprio linguaggio e di adattarsi a quello che la contemporaneità richiede cercando di dare al momento creativo quell’impeto in più rappresentando comunque lo scheletro di quasi ogni creazione musicale. In un contesto di cambiamenti così frenetici, rimanere sordi alla realtà che ci circonda penso sia un errore imperdonabile specialmente a livello artistico

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