Davide Vigani

DAVIDE VIGANI_MINERVA– Partiamo dall’inizio… Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?

Nasce intorno ai 12/13 anni, dopo aver suonato a lungo il pianoforte ho sentito la necessità di provare un approccio diverso alla musica e dalla prima lezione in poi è stato amore. C’è anche un po’ lo zampino di mio padre il quale, nonostante non abbia mai suonato la batteria, ne è sempre stato affascinato e tuttora mi supporta.

– Com’è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

Ho sempre studiato alternando periodi in cui ero seguito da un maestro e periodi in cui invece me la cavavo da solo; inizialmente sfruttai i corsi di strumento dell’oratorio, ma non avendo in casa lo strumento servivano ben poco. Dopo quasi un anno di lezioni ho comprato la mia prima batteria, che mi accompagna ancora oggi, e ho iniziato a prendere la cosa più seriamente, grazie anche all’esperienza dapprima con il maestro Matteo Bianchetti che mi ha dato un’impostazione tecnica e poi con Gabriele Beatrice, che tuttora mi sta seguendo e mi sta portando nel mondo del progressive, che ho personalmente sempre amato ascoltare e suonare.

– Parliamo ora delle tue esperienze artistiche. Puoi raccontarci le tappe più importanti?

Ho avuto molti piccoli gruppi da quando iniziai a suonare fino a oggi ma non è mai stato nulla di serio, soprattutto cover band da oratorio. L’incontro con i Minerva, il mio gruppo attuale, è l’unico evento degno di nota perché è quello che mi sta facendo crescere come batterista sotto ogni aspetto. Con loro ho registrato, nel dicembre 2015, i primi due singoli, Amanite e Rebus, che annunciarono il nostro album e poi nel settembre 2016 ho registrato Entroterra, il nostro primo album per l’appunto.

– Attualmente invece in quali progetti sei coinvolto?

Faccio appunto parte dei Minerva, indie / alternative band di Bergamo. Giusto qualche settimana fa è uscito il nostro primo album, Entroterra, album in cui si incontrano e si intrecciano le esperienze come persone e musicisti dei vari membri della band; in ogni canzone c’è una parte di noi, nello stile, nella dinamica, nella scelta del tempo etc

– Passiamo al lato più legato allo strumento: qual è il tuo ideale di strumento?

Ho sentito decine di set diversi nonostante io abbia suonato sempre set con misure standard; credo che l’ideale sia avere uno strumento versatile, che possa adattarsi alle varie situazioni e ai vari generi. Il mio sogno nel cassetto rimane un set ibrido, a metà tra acustico ed elettronico (un po’ alla Danny Carey insomma), le potenzialità a livello di suoni sono infinite, ma purtroppo i soldi per permettermi una cosa simile non lo sono…

– Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette…

Come detto prima, mi accompagna ormai da 5/6 anni la mia fedelissima PDP CX all maple 22, 12, 14, 16, (pellata Evans EMAD2 sulla cassa e EC2 clear per il tom e i timpani) con rullante PDP bubinga \ maple 14×6,5 (con una Evans G12 sabbiata). Per quanto riguarda i piatti utilizzo in prevalenza Diril (ride 20” Traditional, crash 18” D, crash 19” Shiny, china 16” Raw Bell e splash 10” Raw Bell) e un charlie Paiste 505 green logo da 14”. Come bacchette uso Vater 5B mentre l’hardware è principalmente a caso, l’importante è che sia robusto e di ottima qualità, credo che vedere un crash ribaltarsi a terra perché l’asta si rompe sia un’esperienza terribile per ogni batterista.

– Tre momenti fondamentali per il musicista: prove, registrazione in studio e live… Come li affronti?

Per quanto riguarda le prove la mia “parola d’ordine” è improvvisare e sperimentare, e gli altri membri della mia band mi odiano per questo perché ogni volta fills, entrate o uscite sono diversi. Nonostante tutto esiste nella mia mente (e anche un po’ nella loro) uno schema e una struttura di fondo di ogni canzone che sono poi quelle che si ritrovano nella registrazione dell’album e in linea di massima anche nel live. La mia prima, e per ora unica, esperienza in studio, per le registrazioni di Entroterra, è stata come una vacanza: mi sono praticamente trasferito in casa del nostro produttore Marco Ghezzi per i 5\6 giorni in cui ho registrato le parti di batteria e questo mi ha permesso di affrontare ogni brano con la più assoluta tranquillità e sicurezza e molto spesso dopo pranzi o cene degni di uno chef stellato. Per quanto riguarda invece i live, nonostante la mia esperienza sia abbastanza limitata, cerco sempre di trovarmi in una situazione di più assoluta tranquillità, in modo tale da salire sul palco sciolto e sicuro di me e potermi godere il momento fino in fondo senza preoccupazioni.

– Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, chi sceglieresti?

Sicuramente Danny Carey dei Tool, credo che sia uno dei batteristi più “completi” che io abbia mai ascoltato. Non posso non citare Joey Jordison degli Slipknot il quale, sebbene nel tempo lo abbia rivalutato, è stato il batterista che mi faceva venire voglia di mettermi sul set e suonare, spaccare tutto e provare (disastrosamente) ad emulare qualche suo pezzo. Vorrei citarne almeno un’altra decina ma mi limiterò a Chad Smith. Mettiamoci anche Ray Hearne degli Haken, le sue parti di batteria sono davvero originali e innovative secondo me.

– E invece 3 dischi?

Domanda difficile… Direi Alaska dei Fast Animals and Slow Kids perché mi invoglia a continuare il mio percorso musicale con i Minerva, poi direi Lateralus dei Tool e Malibu di Anderson Paak (altro grande batterista che personalmente apprezzo).

– In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

Rifacendomi direttamente alla mia esperienza personale consiglierei sempre e comunque di studiare per avere una tecnica di base, ma soprattutto consiglierei di ascoltare tutto ciò che capita e di non rimanere bloccati in determinati schemi ma di andare sempre oltre. Una volta acquisita una base tecnica ci si può sbizzarrire sul set e dare sfogo alla propria personalità.

– Quali sono i tuoi progetti futuri?

Beh, sicuramente continuare il mio percorso con i Minerva, con i quali spero di andare il più lontano possibile (anche fisicamente), ma mi piacerebbe andare oltre alla batteria e conoscere la musica sotto ogni suo aspetto, non solo per quanto riguarda altri strumenti ma anche per quanto riguarda ciò che gira intorno a essi, sia in uno studio sia su un palco

– Ultima domanda: come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

Credo che nessuno potrà mai rimpiazzarci con una drum machine o una base registrata e sinceramente odio un po’ la tendenza di questo periodo dei batteristi “da social”, persone che suonano solo ed esclusivamente davanti a una telecamera per caricare online la performance e condividerla ovunque. La tecnica è sempre apprezzata ma vedere un batterista su un palco è tutt’altra cosa.

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