Federico Paulovich

paulovich– Partiamo dall’inizio…Quando e come nasce il tuo amore per la batteria?

Ufficialmente ho iniziato a suonare in quarta elementare quando la banda del paese è venuta a fare delle dimostrazioni nella mia scuola. Ufficiosamente però l’unico modo per farmi star buono quando avevo 2 anni era darmi delle pentole e dei cucchiai di legno, quindi immagino che l’amore per la batteria e la musica in genere sia sempre stato lì, pronto per essere coltivato.

Per fortuna nonostante le difficoltà logistiche (abito in un condominio) i miei genitori mi hanno sempre aiutato e supportato sin dall’inizio. Senza il loro appoggio costante negli anni non potrebbe essere la mia professione oggi come oggi.

– Come è proseguito poi il tuo percorso? Hai studiato o sei autodidatta?

Ho sempre studiato da insegnanti privatamente. All’inizio la banda forniva lezioni gratuite con Enrico Volponi, che era stato per molti anni batterista dell’orchestra RAI negli anni 50, oltre ad essere un bravissimo insegnante.

Poi ho studiato per 6 anni al SIM di Seregno con Stefano Pellegatta. Quelli sono stati anni fondamentali per la mia istruzione musicale, Stefano è stato un bravissimo insegnante e mi ha dato una preparazione veramente completa.

Successivamente ho avuto l’occasione di andare da Maxx Furian, che mi ha tenuto con se per 2 anni, contribuendo enormemente a quello che sono oggi batteristicamente parlando; inoltre si è creato una sorta di rapporto padre/figlio che prosegue ancora oggi, visto che da 8 anni oramai ha voluto che facessi delle masterclass complementari del suo corso di batteria.

Negli anni seguenti poi ho voluto studiare con molti insegnanti diversi perché volevo cogliere il meglio che ognuno aveva da dare. Ho quindi studiato con Sergio Pescara, spazzole con Stefano Bagnoli, ho fatto un anno con Alfredo Golino e ho avuto modo di studiare con Rob Carson, Chris Coleman e Gergo Borlai a Los Angeles. Ci sono molti batteristi da cui mi piacerebbe prendere lezione, sono un tipo molto curioso e ho sempre tanta voglia di migliorarmi.

– Parliamo ora delle tue esperienze artistiche, puoi raccontarci le tappe più importanti?

Pur appartenendo ad una generazione per certi versi “disgraziata”, ho avuto la fortuna di iniziare a lavorare molto presto. Tralasciando la fase dei matrimoni (dai 17 ai 21/22 anni), un punto di svolta lo ha certamente segnato la vittoria al PercFest nel 2007.

Da lì tutta una serie di cose hanno cominciato ad accadere quasi da sole.

A 23 anni ho suonato per la prima volta in diretta TV al Saturday Night Live, in onda su Italia1 per 18 puntate, con la big band di Carlo Gargioni. Quella è stata un’esperienza davvero potente, a partire dall’audizione fatta negli studi Mediaset, fino alla prima diretta dove me la stavo facendo veramente sotto. Ho stretto molte amicizie e ho acquisito una maggiore consapevolezza della professione. Infatti quando ho suonato nella band di Colorado nel 2015, quell’esperienza si è rivelata davvero utile.

Un’altra esperienza davvero utile è stata fare tour con Paul Di Anno (ex cantante degli Iron Maiden). Anche in quel caso, all’inizio la pressione era molto alta perché lui non è un personaggio facile, ma mi son giocato bene le mie carte e tutto è andato per il meglio. Abbiamo suonato molto in giro per l’Europa, anche in condizioni davvero estreme.

L’esperienza che però più di tutte mi ha segnato è stato il clinic tour con Chris Coleman nel 2012. Suonare prima del tuo idolo per 20 date in un mese è un’esperienza impagabile. All’inizio ho dovuto fare i conti con la tensione che mi distruggeva, ma lui si è comportato davvero da fratello maggiore, aiutandomi ad entrare nella giusta ottica e a dare il meglio di me durante le clinic. Da quel momento si può dire che non ho più paura di niente (musicalmente parlando ovviamente). Poi ci sono state tante altre belle esperienze, come i clinic tour in Cina e in Spagna, la clinic al MI di Los Angeles, i drum festival in Australia e Spagna, e ovviamente le esperienze con i Destrage, dall’Heineken Jammin Festival, ai tour in Giappone o ai tour europei con Protest The Hero, Periphery e The Contortionist. Ci sarebbero tante altre cose da menzionare ma sicuramente queste sono le più importanti.

– Attualmente invece in quali progetti sei coinvolto?

Destrage ovviamente ha la precedenza su tutto, ma ora è in arrivo un periodo tranquillo su quel fronte quindi posso dedicarmi ad altri progetti sia personali che con altri musicisti.

A breve lancerò il mio nuovo sito di online lessons; è un progetto al quale lavoro da un po’ e in cui ho investito molto tempo ed energia, quindi molta della mia attenzione è rivolta a quello al momento.

Però ho anche altri progetti musicali in stand by che mi piacerebbe molto riprendere, ma non posso accennarvi nulla finché non escono 😉

– Passiamo al lato più legato allo strumento Qual è il tuo ideale di strumento?

Uno strumento che ti porta via poco tempo a livello di set-up e accordatura e che renda al massimo in tutti i contesti (studio, live, acustico).

Devo dire che la SQ2 che sto suonando da un anno a questa parte va ben oltre le mie aspettative in relazione a tutti questi aspetti. E’ di gran lunga il miglior strumento che abbia mai suonato.

Per non parlare dell’estetica, incredibile!

– Per quanto riguarda il tuo setup attuale, cosa utilizzi? Batterie, piatti, hardware, pelli e bacchette

Può variare di molto a seconda del contesto, ma la forma base di solito è una normalissima 5 pezzi.

Al momento ho 2 set Sonor, una teardrop del ’65 cassa 20, tom 13, floor 16, e la SQ2 in configurazione allargata: tom 10×7,12×7, 13×7, floor 15×14, 16×14, 18×14 e casse 20×14, 22×14, 24×14.

Quindi a seconda delle necessità vado a combinare i vari pezzi. E’ tutta in faggio heavy (12 strati), il che gli conferisce una risposta in dinamica molto lineare, oltre che un volume fuori dal comune. Come piatti ho diverse serie di UFIP da combinare a seconda delle esigenze; è un po’ difficile elencarli tutti, devo dire che l’azienda mi tratta davvero bene quindi rischierei di dimenticarmene qualcuno. In generale le mie serie preferite sono i Natural, I Class Brilliant e gli Experience. Uso piatti più grandi e pesanti per Destrage, molto più leggeri per il resto.

Come pelli, uso Evans da diversi anni oramai, anche in questo caso cambio spesso ma il mio set-up base prevede quasi sempre EQ4 clear su cassa, G2 clear sui tom e ST Dry sul rullante. Bacchette Vic Firth 5B Barrel.

– Tre momenti fondamentali per il musicista, prove, registrazione in studio e live..Come li affronti?

Dipende moltissimo da quali sono le esigenze artistiche. Ci sono situazioni molto easy dove vieni chiamato per metterci del tuo e quindi ti viene data molta libertà nell’arrangiamento, e sono decisamente le mie preferite.

Ma ci sono molti altri casi in cui è bene scriversi le cose nel dettaglio perché le strutture sono molto più obbligate. In generale queste sono le due differenze che ritrovo soprattutto quando lavoro in studio. Ovviamente a prescindere dai due casi cerco sempre di capire qual’è la strumentazione più adatta da portare a seconda del sound che il genere richiede.

Più o meno la stessa cosa vale per le prove e i live. Ovviamente se parliamo di Destrage non ho bisogno di studiarmi le strutture dei pezzi, ma magari prepararmi qualche parte particolarmente ostica dal punto di vista tecnico sì.

Mentre invece se lavoro per altri, fare le prove è una vera rarità, ti viene mandata la scaletta e se va bene le parti già scritte. In quel caso il live non è esattamente godibile perché passi la maggior parte del tempo con le antenne alzate per cercare di non fare errori.

Con Destrage invece è più faticoso dal punto di vista fisico e tecnico, ma è anche molto più soddisfacente.

Mi occupo anche di preparare le sequenze per i live, e spesso capitano dei cambiamenti all’ultimo, e la parte più stressante è prepararle senza poterle provare prima, sperando di averle fatte giuste. In generale devo ammettere di essere piuttosto fortunato dal punto di vista caratteriale, non sono per niente una persona ansiosa e questo mi porta quasi sempre ad essere piuttosto tranquillo prima di salire sul palco, poi anche l’esperienza di 20 anni di concerti fa la sua parte.

– Se dovessi scegliere solo 3 batteristi che ami e che ti hanno influenzato, chi sceglieresti? Domanda volutamente difficile !

Vinnie Colaiuta

Dave Weckl

Dennis Chambers

– E invece 3 dischi?

Pink Floyd – The Dark Side Of The Moon

Deep Purple – Made In Japan

Death – Symbolic

– In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a suonare la batteria?

Avendone la possibilità, inizia da subito con un bravo insegnate. Non avere fretta e ascolta gli insegnamenti di chi ha più esperienza di te. Cura il più possibile i dettagli, perché sono quelli a fare la differenza. Ascolta tanta musica, di tutti i tipi, anche quella che non ti piace e cerca di andare a più concerti che puoi. Poniti degli obiettivi concreti e raggiungibili in tempi realistici procedendo per step. Cerca di studiare con costanza, impegno e metodo: tanto più dai allo strumento quanto più lui ti ridarà indietro con gli interessi. Fallo perché ti piace, non perché devi essere bravo o devi dimostrare qualcosa a qualcuno o a te stesso, divertiti!

– Quali sono i tuoi progetti futuri?

Come ti dicevo, ora sto lavorando al mio video-corso e conto di farlo uscire a breve. Sarà un impegno abbastanza costante perché ci sarà anche la sezione dove verranno rilasciati video settimanalmente. La produzione di video richiede sempre molto tempo e impegno, ma sono sicuro che ne varrà la pena!

Oltre a questo, penso che tra un po’ inizieremo a scrivere il nuovo Destrage, se nel frattempo non salta fuori qualche tour fuori dall’Italia. Siamo abbastanza carichi e abbiamo voglia di scrivere roba nuova, anche se non ho ancora idea di che direzione prenderemo questa volta; immagino che come al solito il processo sarà abbastanza naturale.

– Ultima domanda, come vedi il futuro della batteria nella musica di oggi?

E’ difficile parlare di una cosa del genere, valutando la situazione in cui versa l’intero music business. Ma una cosa è certa, la batteria negli ultimi anni è diventata sicuramente lo strumento protagonista, come lo era la chitarra negli anni dei guitar hero tipo Satriani, Vai, Gilbert, Malmsteen ecc…

Ora sono i batteristi a muovere più numeri e a far parlare di se, basti pensare alla quantità di Drum Festival, Drum Camps, Clinic Tour, Online Teaching, Video ecc. che ci sono in ogni parte del mondo. Oppure pensare ad artisti come Andreson Paak, Shigeto o lo stesso Ronald Bruner Jr. che fanno dischi solisti dove suonano e cantano. Mi sembra che la comunità dei batteristi sia molto forte e in crescita, e prevedo che lo sarà ancora per un po’.

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